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IL CDM

E-fattura, slitta a gennaio l’obbligo per i benzinai. Braccio di ferro Lega-5Stelle sul decreto dignità

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera allo slittamento delle procedure digitali relative alle cessioni di carburante. Rimandata l’approvazione del provvedimento sulle delocalizzazioni e sui contratti: il Carroccio preoccupato per l’impatto sulle Pmi. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria al lavoro sulle coperture. Ecco la bozza del testo di legge

28 Giu 2018

Federica Meta

Giornalista

È ufficiale: lobbligo di fatturazione elettronica per i benzinai slitta al 1° gennaio 2019. Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che introduce disposizioni urgenti relativamente agli obblighi di fatturazione elettronica per le cessioni di carburante.

“In particolare – si legge nella nota di Palazzo Chigi –  il provvedimento rinvia al 1° gennaio 2019 l’entrata in vigore dell’obbligo, previsto dalla legge di bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205), della fatturazione elettronica per la vendita di carburante a soggetti titolari di partita Iva presso gli impianti stradali di distribuzione, in modo da uniformarlo a quanto previsto dalla normativa generale sulla fatturazione elettronica tra privati”. Secondo la manovra 2018 infatti a partire dal prossimo gennaio scatta l’obbligo di e-fattura per tutti le transazioni B2B.

Secondo l’Osservatorio Fatturazione Elettronica & eCommerce B2b della School of Management del Politecnico di Milano, l’obbligo di Fatturazione Elettronica in Italia è realtà e la maggioranza delle aziende italiane è già pronta. Soltanto il 5% delle grandi imprese e il 9% delle Pmi, infatti, non ha ancora deciso come organizzarsi per adempiere all’obbligo normativo o non ne è a conoscenza e percentuali ancora inferiori vorrebbero che fosse previsto un periodo senza sanzioni (4% delle grandi aziende e 6% delle Pmi) o che slittasse la data di partenza (2% e 1%). Sono alcuni risultati della ricerca

Positive anche le aspettative: il 50% delle grandi imprese e il 34% delle Pmi percepiscono l’obbligo come un’opportunità per ottimizzare i processi aziendali, mentre il 13% delle grandi imprese e il 14% delle Pmi lo vedono come un aiuto per combattere l’evasione fiscale.

Il Cdm ha esaminato, in via preliminare, il testo del “decreto dignità”. Il ministro per il Lavoro e Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha annunciato in diretta Facebook che il provvedimento sarà approvato entro lunedì o martedì. I tecnici sono a lavoro per trovare le coperture. (Qui la bozza del testo di legge)

Stando a quanto riusulta a CorCom lo stop è stato deciso dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria dopo che gli uffici della Ragioneria avrebbero avuto da ridire sulle coperture finanziarie di alcune misure, giudicate insufficienti e inadeguate. A cominciare dall’abolizione dell’obbligo dello split payment che biennio 2015-2016 ha garantito un maggior gettito Iva quantificabile in circa 3,5 miliardi.

Ma ci sarebbero anche motivi più squisitamente politici dietro lo slittamento del decreto dignità. Il sottosegretario alla Presidenza, Giancarlo Giorgetti, avrebbe fatto pressioni su Tria per bloccare il testo: la Lega è preoccupata per le critiche mosse da Confindustria alle nuove norme nonché dall’impatto che una minore flessibilità contrattuale potrebbe avere sul business delle Pmi italiane, un mondo da cui il Carroccio pesca molti voto.

Confindustria, Confesercenti e Confcommercio hanno protestato duramente contro questa misura.

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