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E-commerce B2B, il giro d’affari balza a 453 miliardi, +12% in un anno

Sette imprese italiane su dieci pronte a investire nella digitalizzazione dei rapporti commerciali ma solo il 17% metterà in campo risorse rilevanti. Mangiaracina: “Sempre più necessario uscire dai confini della propria organizzazione e della filiera di appartenenza per aprirsi a relazioni esterne in grado di fornire stimoli innovativi e opportunità di business”

23 Giu 2022

Domenico Aliperto

Sette imprese italiane su dieci (tra grandi realtà e Pmi) hanno intenzione di investire nella digitalizzazione delle relazioni B2b, ma appena il 17% punterà su quest’ambito una quota significativa del proprio fatturato, tra il 2% e il 5%. L’eCommerce B2b, inteso come il valore delle transazioni in cui l’ordine viene scambiato in formato digitale, ha raggiunto nel 2021 453 miliardi di euro, +12% rispetto al 2020, pari al 21% delle transazioni B2b totali italiane. Dopo l’anno della pandemia, l’indicatore riprende a crescere in valore assoluto e aumenta dell’1% la sua incidenza sul fatturato italiano complessivo.

Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Digital B2b della School of Management del Politecnico di Milano, presentata oggi durante il convegno “Digital B2b: dal sistema all’ecosistema”.

Secondo l’indagine, inoltre, sono 21 mila le imprese che nel 2021 hanno utilizzato l’Edi per scambiarsi i principali documenti del ciclo dell’ordine (+5% rispetto al 2020), per 262 milioni di documenti scambiati (+4%). Tra i documenti che hanno registrato una maggiore crescita troviamo l’ordine, la conferma d’ordine e l’avviso di spedizione. Crescono del 50% rispetto al 2020 le transazioni tramite Marketplace B2b, percentuale costantemente in crescita negli ultimi tre anni.

“La digitalizzazione nel B2b è sempre più uno strumento in grado di allargare le relazioni all’intero ecosistema a cui l’azienda appartiene moltiplicando le opportunità di collaborazione”, afferma Riccardo Mangiaracina, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Digital B2b. “Questa dinamica, che fino a qualche anno fa si applicava solo al contesto nazionale e di filiera, si sta ora estendendo sempre più a livello internazionale con un coinvolgimento ampio di diversi settori economici. In questo contesto diventa chiave il ruolo di provider e associazioni che, fornendo applicativi e competenze di revisione dei processi, possono aiutare le imprese in questa trasformazione. Per le aziende è quindi sempre più necessario uscire dai confini non solo della propria organizzazione, ma anche della propria filiera di appartenenza per aprirsi a relazioni esterne in grado di fornire nuovi stimoli innovativi e nuove opportunità di business”.

Le tecnologie per l’eCommerce B2b

L’Edi si conferma una tecnologia trainante per lo scambio strutturato delle informazioni in ambito B2b, anche se la sua crescita rallenta a causa dell’ingresso di altre soluzioni a supporto dei processi tra privati. I Portali B2b sono attivati dal 13% delle imprese italiane e, da semplici siti per caricare documenti o fare data entry, sono negli anni diventati dei veri e propri “hub” in cui far confluire tutti i documenti del ciclo esecutivo indipendentemente dal canale su cui questi sono scambiati. Il 12% delle imprese italiane possiede un sito proprio su cui i clienti possono visionare o acquistare prodotti. Questo strumento, molto più diffuso in ambito B2c, ha iniziato a interessare anche le imprese B2b a seguito della pandemia.

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Le startup attive nel settore

A livello mondiale, sono 165 le startup che si occupano dell’innovazione di uno o più processi di Digital B2b e hanno raccolto quasi 2 miliardi di dollari di finanziamento. Il 40% di queste supporta il ciclo esecutivo, con soluzioni in grado, ad esempio, di efficientare l’elaborazione, l’invio e la ricezione di ordini. Importante anche il cluster di startup che si occupa di pagamenti B2b, che si sta focalizzando su innovazione di processo (ad esempio visibilità realtime sui flussi di cassa) e di strumenti di pagamento (wallet o gatway di pagamento). Aumentano i progetti a supporto dell’eSupply Chian Collaboration (32% delle startup censite, era il 15% nel 2018) sia per lo sviluppo di nuovi prodotti che per il supporto a processi di marketing, comunicazione e post-vendita. Poca enfasi invece sul processo d’acquisto (28% delle startup censite), che vede però un impiego sempre più pervasivo della blockchain, ad esempio al fine di negoziare, firmare, archiviare e tracciare i documenti con un elevato livello di sicurezza.

Il ruolo della Blockchain

A livello italiano l’utilizzo di blockchain e tecnologie a registro distribuito a supporto di processi di relazione tra cliente e fornitore è ancora sporadico. Solo il 4% delle aziende ha avviato progetti, tuttavia la creazione di ecosistemi B2b si sta strutturando anche sulla base di queste tecnologie. Circa il 14% delle aziende ha avviato progetti o ha intenzione di farlo entro il prossimo anno. I principali ambiti di applicazione sono la tracciabilità di prodotto, lo scambio di documenti in formato digitale e la gestione di dati interni. I driver che spingono verso l’adozione di questa tecnologia sono il miglioramento dell’efficacia del processo, aumentando la tempestività di risposta al mercato e la qualità dei processi aziendali e dell’efficienza, risparmiando tempo e costi operativi. Questi ecosistemi sono al momento popolati principalmente da grandi aziende che stringono accordi con altri attori della filiera per progetti congiunti, guidati dall’esperienza di società di consulenza e fornitori tecnologici, che supportano le aziende nel rimodellamento dei processi e dei flussi informativi.

Le tendenze in ambito B2b

Tra le tendenze a livello B2b si evidenzia una forte attenzione al miglioramento della relazione con il cliente business, soprattutto a seguito dell’emergenza pandemica e un sempre più alto interesse verso la valorizzazione dei dati aziendali. Questa esigenza non si sta però ancora tramutando in effettiva azione. Solo un’azienda su cinque ha attivato una collaborazione con i propri clienti, con lo scambio di informazioni strategiche, mentre gran parte delle aziende si limita a uno scambio di informazioni di natura tecnica e/o commerciale. Questa immaturità deriva da un percorso ancora in essere all’interno delle aziende sia a livello organizzativo (il 34% delle aziende registra una piena integrazione tra le diverse funzioni aziendali che hanno contatto con il cliente), sia a livello tecnologico (il 39% possiede un’infrastruttura tecnologica in grado di integrare dati presenti in vari database). Solo il 15% tuttavia si è mosso in entrambe le direzioni mostrando, almeno a livello teorico, una maturità superiore.

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