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E-commerce, ecco l’identikit delle aziende italiane più digital

Secondo le rilevazioni di Crif, ci sono oltre 70 mila attività che puntano sul commercio elettronico: si tratta prevalentemente di aziende di piccole dimensioni, con un fatturato inferiore ai 5 milioni di euro. E che spesso dimostrano resilienza e propensione all’innovazione

16 Set 2022

Domenico Aliperto

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Prosegue il trend positivo dell’ecommerce, ormai utilizzato da una larga fetta delle imprese italiane. Nel 2022 gli acquisti online sono stimati in crescita del 14%, con un valore di 45,9 miliardi di euro contro i 27 miliardi del 2018 (fonte: Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano). E le aziende italiane che utilizzano l’e-commerce come canale di vendita sono oltre 70 mila, costituite principalmente sotto forma di società di capitali (53,6% del totale), contro un 29,5% di imprese individuali e un 15,2% di società di persone.

A dirlo è Crif, società specializzata in sistemi di informazioni creditizie e di business information, analytics, servizi di outsourcing e processing, che con la sua piattaforma di marketing intelligence – basata su un ecosistema di dati da fonti pubbliche relativo a sei milioni di imprese, oltre 25 score analytics e dati di crawling dei siti web delle imprese – ha prodotto un’analisi in grado di delineare il profilo delle aziende che ricorrono all’ecommerce del nostro Paese.

L’identikit delle imprese che ricorrono al commercio elettronico

Si tratta prevalentemente di aziende di piccole dimensioni, con un fatturato che quasi nel 90% dei casi risulta inferiore ai 5 milioni di euro. Inoltre, nell’80% circa dei casi hanno meno di 10 dipendenti (meno di 5 nel 64% del totale).

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Il settore di appartenenza prevalente è ovviamente quello del commercio all’ingrosso e al dettaglio (51,7% del totale), seguito dalle attività manifatturiere (17,5%), agricoltura (5%), servizi di informazione e comunicazione (4,6%) e attività dei servizi di alloggio e ristorazione (3,5%).

La localizzazione geografica vede al primo posto la Lombardia (18% del totale), seguita dal Lazio (9,9%), Campania (9,5%), Veneto (8,8%) ed Emilia Romagna (8,4%).

Con l’ecommerce aumenta la propensione all’innovazione

Crif segnala come le aziende di ecommerce siano tra quelle che hanno sofferto meno la crisi degli ultimi difficili anni, con un 31% di società di capitali che hanno registrato addirittura un fatturato in crescita nell’ultimo biennio. Inoltre, spesso sono realtà in crescita anche come numero di dipendenti, nel 30% dei casi.

Da sottolineare come, da elaborazioni Cribis, società del gruppo Crif, risultino anche più virtuose dal punto di vista della rischiosità commerciale con una quota di aziende caratterizzate da un livello di rischio molto basso che è quasi il doppio rispetto alla media italiana (16,7% del totale vs 9%).

Analizzando, infine, le aziende di ecommerce italiane sulla base di due score proprietari di Crif, che misurano la digital attitude e il livello di innovazione, emerge che rispettivamente nel 74% e nel 72,3% dei casi mostrano un grado elevato di digitalizzazione e innovazione.

Le potenzialità di investimento

“L’identikit delle aziende italiane che oggi vendono online evidenzia delle caratteristiche di minor rischiosità commerciale ed elevato livello di innovazione; segnali positivi che danno fiducia anche per quanto riguarda la capacità di queste imprese di fronteggiare una situazione economica e geopolitica ancora difficile e incerta”, commenta Simone Capecchi, Executive Director di Crif. Nel contesto del Pnrr, lo sviluppo del commercio elettronico delle Pmi in Paesi esteri costituisce uno dei titoli degli strumenti finanziari previsti dal Piano, con contributi a fondo perduto fino al 40% per lo sviluppo piattaforme di e-commerce e di web marketing. E i player finanziari possono giocare un ruolo fondamentale nel supporto alle imprese in questo percorso di sviluppo digitale. Per farlo, è fondamentale una conoscenza approfondita delle imprese stesse, messa a disposizione agevolmente da piattaforme che valorizzino l’intero ecosistema di dati e analytics”.

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