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GUERRA COMMERCIALE

Fallito il nuovo round di negoziati tra Usa e Cina: escalation sui dazi hi-tech

Dopo la minaccia di Trump di applicare tariffe del 25% all’import tecnologico cinese e un weekend di incontri a Pechino manca un comunicato congiunto dei due Paesi. Per l’agenzia di stampa Xinhua, ci sono stati “progressi concreti” ma se la Casa Bianca non farà passi indietro sulle sanzioni “punitive” Pechino chiuderà la porta

04 Giu 2018

Patrizia Licata

giornalista

Nulla di fatto per il terzo round dei negoziati commerciali tra Cina e Stati Uniti: le due massime potenze economiche mondiali restano a fronteggiarsi in una guerra sui commerci che vale, sottolinea il Financial Times, 100 miliardi di dollari. La scorsa settimana il presidente americano Donald Trump ha minacciato l‘entrata in vigore dal 30 giugno di nuovi dazi sulle importazioni di prodotti ad alto contenuto tecnologico per un valore di 50 miliardi di dollari di export industriale per la Cina; Pechino ha garantito una replica proporzionata. Ora, dopo un weekend di trattative, il segretario al Commercio Usa Wilbur Ross e il vice premier cinese Liu He non hanno pubblicato alcuna dichiarazione congiunta e per gli osservatori di mercato ciò equivale al fallimento nel raggiungimento di un accordo anche provvisorio.

Le trattative commerciali tra Usa e Cina svoltesi a Washington a metà maggio si erano concluse con una vaga promessa del governo cinese di ridurre “significativamente” il surplus commerciale della Cina con gli Stati Uniti. I negoziati appena chiusi a Pechino da Ross e Liu, secondo l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua, hanno permesso di compiere “concreti passi in avanti” ma Xinhua scrive anche che qualunque decisione dell’amministrazione Trump di imporre dazi punitivi manderà a monte definitivamente i negoziati, che prevede nuovi round durante l’estate. La delegazione statunitense non ha rilasciato commenti a margine degli incontri di Pechino, ma alcune fonti confidenziali hanno riferito che “scarsi progressi” sono stati compiuti sui beni agricoli, sul tema degli investimenti e sulle politiche commerciali: le due parti si sono concentrate su possibili accordi nel settore energetico. “Non proprio quello che le aziende americane stanno aspettando”, hanno commentato le fonti.

Il segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin aveva affermato sabato a un incontro in Canada con i rappresentanti finanziari del G7 che il ministro del commercio Ross sarebbe andato a Pechino per discutere non solo di riduzione del deficit commerciale con la Cina ma delle politiche commerciali e industriali cinesi che danneggerebbero le imprese americane. “Non si tratta di far comprare alla Cina più prodotti americani ma di indurre modifiche strutturali“, ha affermato Mnuchin, secondo Reuters. “Se ci saranno cambiamenti strutturali che permettono alle nostre imprese di competere su un piano equo, automaticamente ciò sanerà il deficit commerciale”.

Trump ha annunciato la scorsa settimana l’intenzione di imporre un dazio del 25% sull’importazione di beni hitech provenienti dalla Cina, molti dei quali contenenti “tecnologie rilevanti sul piano industriale” e contemplati nel piano “Made in China 2025” varato da Pechino nel 2015. La lista definitiva dei prodotti cinesi importati sottoposti al dazio verrà comunicata il 15 giugno e le tariffe entreranno in vigore probabilmente il 30 giugno. “Per proteggere la nostra sicurezza nazionale, gli Stati Uniti metteranno in atto specifiche restrizioni agli investimenti e maggiori controlli sull’esportazione di persone e entità cinesi connesse con l’acquisizione di tecnologie industrialmente significative”, ha fatto sapere la Casa Bianca. Gli Stati Uniti sono impegnati a proteggere la tecnologia e la proprietà intellettuale americana, fermare il trasferimento di importanti tecnologie industriali e brevetti verso la Cina e aumentare l’accesso al mercato cinese per le aziende statunitensi. Gli Stati Uniti chiederanno alla Cina di rimuovere “tutte le sue barriere al libero commercio, incluse quelle non monetarie, che rendono più difficile per le imprese americane fare affari in Cina e perpetuano un ambiente competitivo sleale verso le imprese estere”. La Casa Bianca si è detta pronta a difendere le sue ragioni anche presso l’Organizzazione mondiale del Commercio.

Il governo di Pechino ha replicato di sentirsi sorpreso dalla posizione di Trump ma ha aggiunto che “la Cina è sicura dei suoi mezzi e di avere la capacità e l’esperienza per difendere il popolo cinese e degli interessi strategici della nazione“. La minaccia è di rispondere colpo su colpo: potrebbero arrivare dazi del 25% su beni importati dagli Usa di analogo valore di quelli cinesi colpiti dalle nuove tariffe americane.

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