DEMATERIALIZZAZIONE

Fatturazione elettronica B2B, imprese alla prova del nove

Secondo gli Osservatori del Politecnico di Milano sono stati transati per via telematica 260 miliardi, meno del 10% del totale dei rapporti commerciali. Difficoltà a gestire il cambiamento freno all’innovazione delle Pmi. Facchinetti: “Incentivi alla e-fattura strumento ideale di alfabetizzazione digitale”

13 Giu 2016

F.Me

Diffondere il digitale nei processi tra le imprese, farlo diventare il nuovo modo di fare business. È questa la conclusione che emerge dalla nona edizione dell’”Osservatorio fatturazione elettronica e dematerializzazione” della School of management del Politecnico di Milano che sarà presentato giovedì prossimo durante il convegno “Trasformazione digitale: B2b… or not to be” e anticipato dal Sole 24 Ore.

Nel corso del 2015 le imprese hanno transato in via telematica con altre imprese un valore pari a 260 miliardi di euro, poco meno del 10% del totale dei rapporti commerciali B2b del nostro Paese che raggiunge i 2.700 miliardi. Inoltre sono stati scambiati solo 80 milioni di fatture elettroniche, di cui 23,3 milioni verso la PA. Una inezia, solo il 6% rispetto all’1,3 miliardi di fatture scambiate nel 2015.

“Il grado di digitalizzazione delle imprese italiane sta crescendo ma è ancora inadeguato, con solo il 10% di scambi di ecom B2b – spiega Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori digital innovation -. Nelle Pmi gli strumenti digitali sono diffusi in maniera limitati e molto spesso manca un percorso organico di innovazione e trasformazione digitale che faccia evolvere e renda ancor più efficace e meno costosi i rapporti tra le aziende”.

Il report evidenzia come sia mancato l’effetto volano della PA. Solo 650mila le aziende – nello specifico quelle che fatturano in digitale verso la PA – hanno portato in conservazione digitale le proprie fatture. Lo scorso anno 75mila aziende, di cui il 40% grandi imprese e il 18% Pmi, ha utilizzato strumenti di ecommerce B2b nei rapporti con clienti e fornitori. Poche aziende “pioniere utilizzano soluzioni di Edi (Electronic data interchange), Extranet e portali B2b. Ma il numero dei documenti digitali scambiati cresce in maniera esponenziale quadruplicando tra il 2009 e il 2015. Si sta anche diffondendo il numero delle extranet e dei portali B2b, sono circa 400 ed utilizzati da 100mila imprese.

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Dematerializzazione

“A oltre un anno dell’obbligo della fatturazione elettronica verso la PA si è visto solo un debole effetto contagio verso la digitalizzazione del pubblico e del privato – dice Perego al Sole -. Sono le aziende che devono decidere se essere digitali e quindi competitive all’interno di un mercato unico europeo digitale – aggiunge Perego – o continuare a restare analogiche con il rischio di non esserci domani”.

Il principale freno all’innovazione sia, in due casi su tre, proprio la gestione del cambiamento. Tra le concause ci sono anche le difficoltà nel convincere i dipendenti a cambiare modo di lavorare e l’avversione verso le novità per finire con la complessità e l’incertezza normativa.

“Gli incentivi proposti alla fatturazione elettronica nel B2b potrebbero stimolare un processo importante di alfabetizzazione digitale delle imprese, in particolare di quelle più piccole, ancora escluse dalle relazioni digitali B2b”, suggerisce Irene Facchinetti, direttore dell’Osservatorio fatturazione elettronica e dematerializzazione. La contropartita di questi investimenti si misura in un risparmio, stimato dal team del Politecnico, tra i 5,5 e i 8,2 euro per ogni fattura elettronica in formato strutturato. Analizzando invece la completa gestione del ciclo dall’ordine all’incasso il vantaggio arriva tra i 25 e i 65 euro per ciclo.

Tra le priorità delle aziende impegnate nella digitalizzazione dei processi c’è la conservazione digitale, la gestione elettronica della documentazione e dei flussi di lavoro. Per il 40% degli interpellati ci sono piani d’investimento in soluzioni di Edi, extranet o portali B2b oltre a progetti in ambito “mobile” per la forza vendita. Irrinunciabili iniezioni di competitività per aziende che operano sui mercati del mondo.