Google, in Australia è scontro: "Così saremo costretti a interrompere accesso al motore" - CorCom

IL CASO

Google, in Australia è scontro: “Così saremo costretti a interrompere accesso al motore”

La società alza i toni sul progetto del governo di Canberra che vuole obbligare le Big tech a pagare per i contenuti informativi erogati dagli editori. La reazione del Primo ministro: “Non accettiamo minacce”

22 Gen 2021

Veronica Balocco

Google minaccia il blocco del suo search engine in Australia. La società di Alphabet alza così i toni contro la decisione del governo di Canberra di costringerla a a pagare i media per i loro contenuti.
“Se questa versione del codice diventasse legge, non ci lascerebbe altra scelta che sospendere la Ricerca Google in Australia“, ha detto l’amministratore delegato Australia e Nuova Zelanda, Mel Silva, in un’audizione davanti a una commissione del Senato a Canberra, in riferimento al “codice di condotta vincolante” che l’Australia vuole imporre al gruppo.

“Rischio finanziario e operativo ingestibile”

L’Australia è in procinto di approvare leggi che imporrebbero ai Big tech di negoziare i pagamenti con editori e emittenti locali per i contenuti inclusi nei risultati di ricerca o nei feed di notizie. Nel caso sia impossibile concludere un accordo, si afferma nel progetto di legge, un arbitro nominato dal governo deciderà il prezzo.
“L’ultima versione del Codice impone a Google di pagare per mostrare link che rinviano ai siti di notizie, in contrasto con uno dei principi fondamentali su cui si basa il web e creando un precedente insostenibile per le nostre attività, per internet e per l’economia digitale – ha quindi puntualizzato Silva -. Questo non è solo il punto di vista di Google. Molte altre voci autorevoli hanno sollevato preoccupazioni simili nelle loro relazioni alla Commissione del Senato. Introducendo un modello di arbitrato difettoso e requisiti impraticabili per le notifiche degli algoritmi, il Codice espone Google a livelli di rischio finanziario e operativo irragionevoli e impossibili da gestire”.

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“Se il codice diventasse legge – ha aggiunto -, Google non avrebbe altra scelta possibile se non interrompere l’accesso al servizio di Ricerca in Australia. Si tratta dello scenario peggiore che possiamo immaginare ed è l’ultima cosa che vorremmo accadesse, soprattutto perché c’è un modo per arrivare a un Codice efficace che ci consenta di supportare il giornalismo australiano senza interrompere la Ricerca. Questa soluzione vedrebbe Google pagare gli editori tramite News Showcase, un programma di licenze che conta già quasi 450 editori partner a livello globale. Attraverso l’inserimento di News Showcase nel Codice, Google potrebbe pagare gli editori sulla base di un valore concreto e raggiungere accordi commerciali in base a un arbitrato vincolante su Showcase. Oltre a questo abbiamo anche proposto modifiche al modello di arbitrato attuale, per allinearlo a modelli largamente accettati, per favorire risultati commerciali equi, e per fare in modo che i requisiti di notifica degli algoritmi siano attuabili da Google e utili per gli editori”.

Il rimprovero dell’Australia

La reazione di Google ha suscitato un forte rimprovero da parte del Primo ministro australiano Scott Morrison, che ha affermato che il Paese stabilisce le sue regole per “le cose che è possibile fare in Australia”. “Le persone che vogliono lavorare in Australia sono le benvenute. Ma non rispondiamo alle minacce“, ha detto Morrison ai giornalisti. La testimonianza di Google “fa parte di un modello di comportamento minaccioso che è agghiacciante per chiunque apprezzi la nostra democrazia”, ha aggiunto Peter Lewis, direttore del Center for Responsible Technology dell’Australia Institute.

Dal canto suo, Google ha definito il codice eccessivamente ampio e ha affermato che senza revisioni, offrire anche uno strumento di ricerca limitato sarebbe troppo rischioso. L’azienda non rivela i dati di vendite dall’Australia, ma è risaputo che gli annunci della rete di ricerca rappresentano il suo principale contributo alle entrate e ai profitti a livello globale.
In suo sostegno, il governo degli Stati Uniti questa settimana ha chiesto all’Australia di abolire le leggi proposte, che hanno tuttavia un ampio sostegno politico, e ha suggerito di istituire un codice volontario.

Troppo potere di mercato una minaccia alla democrazia

L’Australia ha annunciato il provvedimento il mese scorso, dopo che un’indagine aveva scoperto che Google e il gigante dei social media Facebook avevano un potere di mercato eccessivo nel settore dei media: una situazione che, secondo quanto affermato, rappresentava una “potenziale minaccia per una democrazia ben funzionante”.

Ma Google in Francia ha pagato

La minaccia di Google di limitare i suoi servizi in Australia è arrivata poche ore dopo che il gigante di Internet ha raggiunto un accordo per il pagamento dei contenuti con alcuni editori di notizie francesi come parte di una spinta triennale da 1,3 miliardi di dollari a sostegno degli editori.

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