IL CASO

Google nel mirino dell’Antitrust: istruttoria sulla portabilità dei dati

L’ipotesi al vaglio è abuso di posizione dominante. Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza, la società avrebbe ostacolato l’interoperabilità nella condivisione delle informazioni personali con altre piattaforme

14 Lug 2022

Domenico Aliperto

ANTITRUST

L’Autorità Garante della Concorrenza ha avviato un’istruttoria nei confronti di Google. L’ipotesi al vaglio dell’Antitrust è un possibile abuso di posizione dominante in violazione dell’articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea. È la stessa Autorità a comunicarlo con una nota, dove si precisa che ieri sono stati condotti accertamenti ispettivi nelle sedi della società, avvalendosi della collaborazione dei militari della Guardia di Finanza.

Il possibile comportamento illecito

“Il gruppo Alphabet/Google detiene una posizione dominante in diversi mercati che consentono di acquisire grandi quantità di dati attraverso i servizi erogati (Gmail, Google Maps, Android) e nel 2021 ha realizzato un fatturato di 257,6 miliardi di dollari”, si legge nel documento. Nello specifico Google avrebbe ostacolato l’interoperabilità nella condivisione dei dati presenti nella propria piattaforma con altre piattaforme, in particolare con l’app Weople, gestita da Hoda, un operatore attivo in Italia che ha sviluppato una banca di investimento dati.

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Secondo l’Autorità, il comportamento di Google è in grado di comprimere il diritto alla portabilità dei dati personali, disciplinato dall’articolo 20 del Gdpr, e di limitare i benefici che i consumatori potrebbero trarre dalla valorizzazione dei loro dati. La condotta contestata determina una restrizione della concorrenza perché limita la capacità degli operatori alternativi a Google di sviluppare forme innovative di utilizzo dei dati personali.

Le valutazioni dell’Antitrust

In particolare, Hoda ha rappresentato all’Autorità gli effetti negativi della condotta di Google sulla sua iniziativa volta a valorizzare i dati personali con il consenso del titolare degli stessi e che offre opportunità di utilizzo innovative e prospettive merceologiche ancora inesplorate.

L’Antistrust sottolinea che l’istituto della portabilità dei dati, nella misura in cui permette di facilitare la circolazione dei dati e la mobilità degli utenti, offre a operatori alternativi la possibilità di esercitare una pressione concorrenziale su operatori come Google, che fondano la propria dominanza sulla creazione di ecosistemi basati sulla gestione di quantità tendenzialmente illimitate di dati, funzionale solo al proprio modello di business. Inoltre il diritto alla portabilità, se accompagnato da effettivi meccanismi di interoperabilità, può offrire agli utenti la possibilità di conseguire il massimo potenziale economico dall’utilizzo dei dati personali, anche attraverso modalità di sfruttamento alternative a quelle attualmente praticate dall’operatore dominante.

La tesi di Google

La risposta di Google non si è fatta attendere. “Da quasi dieci anni Google offre alle persone la possibilità di estrarre e trasferire i propri dati. Sono strumenti pensati per aiutare le persone a gestire le proprie informazioni personali e non per permettere ad altre aziende o intermediari di accedere a più dati da vendere. Questo significherebbe mettere a rischio la privacy delle persone, oltre che a incoraggiare attività fraudolente”, ha dichiarato un portavoce del gruppo commentando l’istruttoria avviata dall’Antitrust. “Per le aziende esistono già modalità per incrementare la portabilità diretta dei dati nei propri servizi, ad esempio tramite il progetto open source Data Transfer Project, a cui qualsiasi organizzazione è invitata a partecipare”.

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