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Graphic designer, Moderini: “Non solo disegni, interazione è la parola chiave”

L’Head of Institute di Domus Academy spiega quali capacità servono alla professione: “Le competenze vanno al di là dell’aspetto puramente visuale e riguardano sempre più quelli operativi e funzionali”

20 Mar 2015

Dario Banfi

Il design rivolto alle tecnologie dell’informazione è davvero la nuova frontiera della creatività e del lavoro? Ne parliamo con Claudio Moderini, Head of Institute di Domus Academy.
Moderini, il mercato cerca graphic designer?
Sì, assolutamente. Chi forma queste figure non è in grado di rispondere alla domanda di professionisti per il settore digitale. Sono molto ricercati, per esempio, nel mondo mobile.
Quali competenze cercano?
Al designer viene chiesto di valutare e progettare sempre di più come gestire le informazioni e le esperienze d’uso in contesti diversi, più che il semplice disegno di interfacce. Le competenze vanno al di là dell’aspetto puramente visuale e riguardano sempre più quelli operativi e funzionali.
Non più soltanto disegno visuale, dunque?
No. Negli anni ’90 il visual design applicato al digitale era inteso come disegno dell’interfaccia. Presto si è capito, però, che non si può affrontare un progetto dalla superficie. I problemi di interazione con i sistemi non dipendono da quale colore scelgo e se ho messo il logo nella posizione giusta, anche se devo saperlo, ma è come considero l’esperienza di una persona nel tempo e il passaggio tra le funzioni. Oggi un designer lavora più sull’interazione che sul disegno.
Dove si impara quest’arte?
Nelle scuole di design o “a bottega”, nelle agenzie pubblicitarie o in quelle Web.
Come si entra nel mercato?
Da tre strade. Chi ha un buon talento si può avventurare come freelance oppure si accede attraverso agenzie pubblicitarie e Web. Si entra come junior e si cresce con il tempo. La terza via è legata alle scuole di Design, dove si apprendono competenze più elevate che consentono di proporsi a livello senior, in grado cioè di gestire processi creativi e produttivi complessi e team di persone.
Dove cercare lavoro?
Milano è una città che offre sicuramente buone opportunità. In generale, a livello europeo i luoghi più interessanti sono quelli in cui operano le maggiori realtà Hi-tech o dove si registra una più forte crescita di start-up.
Esiste un “italian style” nel visual design?
La massa critica di professionisti è ancora troppo bassa. Alcuni elementi, però, sono riconoscibili. Chi viene dalla scuola italiana ha una forte connessione con cultura e tradizione, maggiore profondità a livello progettuale e una grande dedizione al lavoro.
In cosa specializzarsi oggi, sui social media?
In realtà sui social non esiste sperimentazione di linguaggio: minimizzano la funzione grafica ed enfatizzano l’aspetto funzionale. Meglio le prospettive dell’editoria alla Wired. Molti grandi gruppi editoriali stanno investendo su chi sia in grado di traghettarle verso un nuovo modello linguistico, il Web o il mobile. Personalmente punterei sulla vecchia editoria che diventa nuova editoria.

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