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Grieco (Ad Olivetti): “Con l’Olipad batteremo la concorrenza”

Sono i servizi personalizzati il fiore all’occhiello della tavoletta made in Italy che si prepara a sbarcare anche in Sud America

21 Mar 2011

Se la mobilità è sempre più importante, tanto nel mondo business
che in quello consumer, Olivetti, nella sua strada verso il
risanamento, vuole giocare un ruolo da protagonista.
È per questo che – come già annunciato l’anno scorso – la
controllata di Telecom Italia ha investito con determinazione nella
creazione di un tablet, l’Olipad, che propone sul mercato a un
prezzo competitivo con obiettivi sfidanti, ovvero arrivare a
100mila pezzi nel 2011, divisi in maniera sostanzialmente equa fra
mercato business e mercato consumer. Il Corriere delle
Comunicazioni ha parlato di queste novità con l’amministratore
delegato della casa di Ivrea, Patrizia Grieco.

Dottoressa Grieco, in che strategia si inserisce il lancio
di Olipad?

È un tassello nella strategia di riposizionamento che Olivetti ha
iniziato nel 2009, ovvero quella di posizionarsi non solo come
venditore di hardware ma come solution provider. Si tratta di
fornire al mercato sia device che applicazioni, utilizzando il
terminale proprio per abilitarle.

Perché proprio un tablet?
È lo strumento per eccellenza per fruire di applicazioni in
mobilità e non solo per il mondo consumer, ma anche e soprattutto
per il mondo business. Penso, ad esempio, alle forze di vendita o
alle persone impiegate in attività di manutenzione.

Quali sono le specificità di questo progetto?
Innanzitutto abbiamo cercato di differenziarci come posizionamento,
sia dal punto di vista del prezzo, che è significativamente
inferiore alla concorrenza, sia nella caratterizzazione. E ci tengo
a precisare che il prezzo è più basso anche a parità di
prestazioni: certe scelte, come l’utilizzo del dual core, sono
state fatte già un anno fa. È importante arrivare in tempo sul
mercato con un prodotto che sia capace di rispondere alle esigenze
dei clienti momento per momento.

Considerato che l’Olipad è costruito all’estero, come
Olivetti cosa ci avete messo?

Come il 98% dell’elettronica anche il nostro tablet viene
assemblato nel Far East, ma questo non mi sembra rilevante: noi ci
abbiamo messo la nostra capacità industriale, lo abbiamo
ingegnerizzato, abbiamo formato circa 15 persone della nostra forza
sviluppo per farle lavorare sul sistema operativo Android di
Google, per fare scouting, per studiare le architetture. Poi, per
le imprese, c’è la personalizzazione, sia hardware sia software
e il tema dell’assistenza tecnica, che non è una questione
banale per il mondo business.

Che obiettivi vi ponete? Quanti pezzi puntate a vendere e
quale sarà il peso del settore consumer?

Se prendo come riferimento i numeri previsti per il mercato
italiano dei tablet per il 2011, ovvero circa 1,5 milioni di pezzi,
penso che un obiettivo sfidante, ma alla nostra portata possa
essere 100mila pezzi. Per quanto riguarda la distribuzione fra
mondo degli affari e utenti finali, penso che una divisione a metà
sia una proporzione ragionevole, grazie alla spinta che sul mercato
consumer arriva da Telecom Italia. Poi c’è da considerare che in
questo momento l’Olipad è fra i primi prodotti nel suo genere
lanciato sul mercato domestico italiano e che guardiamo anche ad
altri Paesi, partendo in particolare dal Sud America, dove il brand
Olivetti è molto conosciuto e molto forte.

E dal punto di vista dei risultati che spinta può
darvi?

Ci aiuterà come ci sta aiutando tutta la nostra nuova strategia di
riposizionamento come solution provider. Nel 2010 abbiamo
registrato una crescita dei ricavi del 12% che dimostra come questa
strategia sia corretta: abbiamo bisogno di crescere rispetto al
calo fisiologico di prodotti come i fax. E Olipad ci aiuterà in
questo senso.