SCENARI

Guerra, chip, energia: la crisi non ferma l’hi-tech, budget al rialzo nel 2023

Stando alle rilevazioni di Bain & Co il 77% delle aziende prevede di mantenere invariati e persino di aumentare gli investimenti tecnologici. Sono considerati imprescindibili per aumentare produttività e competitività anche e soprattutto in contesti di mercato difficili

26 Set 2022

Patrizia Licata

giornalista

Bain investimenti tech

La tecnologia resta un investimento critico e una fonte strategica per sostenere la produttività e la competitività delle imprese: il 77% delle aziende primarie a livello globale prevede di mantenere invariato o aumentare il proprio budget tecnologico nel 2023. Lo rileva il terzo Tech Report annuale di Bain & Company (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO) sulla tecnologia globale.

Il contesto è complesso e il dato è in calo rispetto alla previsione per l’anno in corso (quando il 90% delle grandi imprese si diceva pronta a mantenere o ad aumentare i budget tecnologici), ma in lieve crescita rispetto al 2021 (75%). Nonostante le difficoltà, spiega Mauro Colopi, Partner di Bain & Company,i manager delle aziende continuano ad aumentare l’allocazione di risorse economiche e manageriali nella tecnologia” in quanto “investimento chiave ed imprescindibile per aumentare la produttività, la velocità e la competitività nei mercati, anche in contesti di bilancio difficili”. 

Quattro gli elementi di complessità esplorati nel nuovo report di Bain e di cui i piani di evoluzione tecnologica delle imprese devono tenere conto: il perdurare della tech war Usa-Cina e della crisi dei chip, l’arrivo del web3 e del metaverso e l’ingresso sul mercato di aziende del software innovative che faranno concorrenza alle aziende più “tradizionali”.

Il disaccoppiamento Usa-Cina e la tech war

La separazione tra le due maggiori economie mondiali sta crescendo più velocemente e con una magnitudine maggiore del previsto, afferma Bain. Gli Stati Uniti intensificano il controllo normativo sulle aziende cinesi e Pechino risponde con un piano di investimento di 1.400 miliardi di dollari in cinque anni per costruire in casa tecnologie strategiche e infrastrutture digitali.

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In questo quadro di restrizioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, negli Usa è entrato in vigore il Chips for America Act, che prevede investimenti e incentivi per sostenere ricerca e sviluppo e la produzione di semiconduttori negli Stati Uniti. Tutto questo si traduce su una complessità addizionale nelle strategie di approvvigionamento tecnologico delle aziende.

Crisi dei chip, finestra temporale incerta

Siamo passati dalle 10 settimane di attesa per un chip semiconduttore a settembre 2020 alle circa 30 settimane attuali. La maggior parte dei manager di aziende attive nel settore tecnologico continua a chiedersi quando vedrà la fine della crisi dei chip. Secondo l’analisi di Bain, alcune aziende inizieranno a vedere i primi segnali di miglioramento già quest’anno, altre potrebbero dover aspettare fino al 2024 o oltre prima di iniziare a riprendersi.

“Nonostante i recenti investimenti e i segnali di miglioramento, il periodo di ripresa dovrebbe essere turbolento e dipendere da diversi fattori esogeni, tra cui: la contrazione della domanda di chip, la carenza di apparecchiature specialistiche di produzione e le tensioni geopolitiche. A causa di queste limitazioni, incoraggiamo le aziende tecnologiche a rafforzare la valutazione dei rischi lungo la supply chain e la pianificazione di azioni mitiganti già dalle prime fasi dello sviluppo del prodotto”, prosegue Colopi.

Web3 e metaverso: la sfida dell’identità digitale

La tecnologia e le architetture di telecomunicazione continuano a evolversi mentre acceleriamo verso un’esperienza tecnologica immersiva e interconnessa. Una nuova importante ondata di creazione di contenuti, tecnologia e innovazione si scatenerà intorno al metaverso e alle tecnologie Web3. Oltre agli straordinari investimenti già effettuati da Microsoft, Meta, Google, Apple e Tencent, l’ecosistema vanta già migliaia di aziende e oltre 80 miliardi di dollari di finanziamenti alle start-up da parte di venture capital, hedge fund, private equity e altri investitori.

Per Colopi Una delle sfide digitali più interessanti che si sta concretizzando intorno ai nuovi concetti di realtà immersiva e di web3 è l’identità digitale, con la possibilità di democratizzare l’esperienza online, di consentire agli utenti di recuperare il controllo dei propri dati e di aprire le porte alla personalizzazione di massa. Questo approccio avrà importanti implicazioni per altre tecnologie, come l’intelligenza artificiale e il machine learning, che saranno necessarie per gestire la proliferazione e la complessità dei dati. Anche se tutto questo può suonare futuristico il flusso di capitale che tale opportunità attrae è assolutamente tangibile: 4.000 aziende hanno raccolto oltre 80 miliardi di dollari in tale ambito”.

L’innovazione disruptive nel mondo del software 

Le aziende tradizionali attive nel campo dei software devono affrontare la concorrenza potenziale di “disrupter” emergenti, ma hanno risorse e capacità per innescare piani di trasformazione adeguati a rispondere all’innovazione continua del mercato.

In tale contesto”, conclude Colopi, “da una parte sarà chiave rafforzare le capacità di monitoraggio del mercato e la rapidità di reazione alle trasformazioni tecnologiche anche delle aziende dimensionalmente più rilevanti e mature; dall’altra continuerà un percorso di M&A mirate ad accrescere anche con operazioni inorganiche le dotazioni tecnologiche che i trend di innovazione continuano a richiedere”.

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