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WORLD ECONOMIC FORUM

I dati dei dipendenti valgono oro. Per le aziende fatturato “extra” da 3 trilioni di dollari

Lo studio Accenture presentato a Davos: sei dipendenti su dieci sono disposti a fornire i dati relativi al proprio lavoro in cambio di un sistema di remunerazione personalizzato. Ma serve un piano strategico per “conquistarsi” la fiducia

23 Gen 2019

Patrizia Licata

giornalista

Una gestione responsabile dei dati del personale può portare alle aziende una crescita del fatturato di 3,1 trilioni (3,1 mila miliardi) di dollari. Lo evidenzia lo studio “Decoding organizational Dna” presentato da Accenture in occasione del World Economic Forum (Wef) di Davos.

Secondo l’indagine, sei dipendenti su dieci sarebbero disposti a fornire i dati relativi al proprio lavoro in cambio di un sistema di remunerazione, incentivi e benefici più personalizzato, mentre il 61 percento lo farebbe in cambio di opportunità di apprendimento e sviluppo più mirate.

“La fiducia è passata dall’essere una questione aziendale ‘soft’ ad un’unità di misura quantificabile con impatto sul risultato finale di ricavi, Ebitda, e, in ultima analisi, della crescita tramite agilità competitiva. I leader di oggi devono mettere al centro delle loro strategie aziendali la fiducia dei dipendenti e dei consumatori, con un piano concreto e ben definito per conquistarla e mantenerla”, dichiara Marco Morchio, Accenture Strategy Lead per l’Italia.

Il report di Accenture Strategy è basato su una ricerca qualitativa e quantitativa a livello globale effettuata tra 1.400 quadri direttivi e 10.000 dipendenti in 13 settori industriali. La posta in gioco per le grandi aziende è rappresentata da una crescita futura del fatturato proporzionale agli effetti che le strategie di gestione dei dati raccolti sul personale avranno sulla fiducia dei dipendenti: le aziende con strategie di gestione responsabile dei dati possono aumentare il turnover fino al 12,5 percento in più rispetto alle aziende che non le adottano.

Dallo studio emerge che, sebbene oltre sei dirigenti intervistati su dieci attestino l’utilizzo in azienda di nuove tecnologie per la raccolta di dati sul personale e sul lavoro allo scopo di ottenere informazioni di valore pratico (dalla qualità del lavoro alle modalità di collaborazione tra il personale, fino alla sicurezza e al benessere di quest’ultimo), meno di un terzo si dichiara certo che i dati vengano utilizzati in maniera responsabile.

Inoltre, più della metà dei dipendenti ritiene che l’utilizzo di nuove fonti per raccogliere dati sul personale rischi di minare la loro fiducia e il 64 percento, a causa dei recenti fatti di cronaca relativi all’uso improprio di dati, si dichiara preoccupato dal fatto che anche i propri dati possano essere a rischio.

D’altro lato il 92 percento dei dipendenti è favorevole alla raccolta di dati riguardanti la propria persona e il proprio lavoro, a patto che questo porti a un miglioramento del proprio rendimento o benessere, o ad altri benefici individuali. Di qui la rilevanza del rapporto di fiducia tra aziende e staff per una crescita sostenuta del fatturato e la necessit à di attuare strategie di gestione responsabile dei dati sul personale da parte dei dirigenti.

“In un’epoca in cui le nuove informazioni ricavate dai dati sul personale vengono impiegate dalle aziende come mezzo per promuovere una crescita di valore, una leadership responsabile è fondamentale per instaurare un rapporto di fiducia con i dipendenti”, ha dichiarato Morchio. “La fiducia è la valuta più preziosa: conduce all’innovazione e alimenta la crescita liberando il potenziale del singolo”.

La risposta dei responsabili aziendali alla sfida dei dati sul personale è tutt’altro che omogenea. Circa un terzo (il 31 percento) dei dirigenti intervistati ha dichiarato che sta contenendo gli investimenti in tecnologie di raccolta dei dati sul personale, per via della sensibilità dei propri impiegati; circa lo stesso numero (il 32 percento) sta invece investendo, impegnandosi a elaborare strategie di condotta responsabile all’emergere di problemi.

“I dirigenti si affacciano a una nuova era di dati sul personale sprovvisti delle strategie e degli strumenti necessari per promuovere la crescita del fatturato attraverso lo sviluppo di una maggiore fiducia digitale”, ha commentato Stefano Trombetta, che guida la divisione Talent & Organization di Accenture Strategy in Italia. “Ma i responsabili aziendali possono adottare misure proattive che migliorino il potenziale dei dipendenti generando al contempo nuovo valore per l’impresa. Possono condividere la responsabilità per l’utilizzo dei dati sul personale, co-creare nuovi sistemi con i propri impiegati, e dare a questi ultimi maggiore controllo sui propri dati. Questo approccio responsabile rafforzerà la resilienza e l’agilità della forza lavoro e aiuterà le aziende a farsi strada tra gli ostacoli in un’epoca di estrema competitività e volatilità”.

Per aiutare a garantire che le preoccupazioni dei dipendenti trovino risposta, Accenture raccomanda alcuni passi chiave per costruire un modello di utilizzo responsabile dei dati sul personale. Primo elemento, dare controllo ai dipendenti per ottenere fiducia (il 73 percento degli impiegati intervistati vorrebbe il controllo sui dati relativi al proprio lavoro e la possibilità di portarli con sé una volta lasciato il lavoro); secondo, condividere la responsabilità e i benefici (le aziende dovrebbero progettare insieme ai propri impiegati i sistemi per la gestione di dati); terzo, far crescere le persone e usare la tecnologia responsabilmente: le aziende devono usare l’intelligenza artificiale e altre tecnologie per dare agli impiegati maggiori opportunità di crescita e promuovere correttezza e inclusione. Oltre quattro impiegati su cinque (l’82 percento) si sono dichiarati convinti che la raccolta di dati attendibili attraverso le nuove tecnologie garantirà una maggiore correttezza nei pagamenti, nelle promozioni, e nelle valutazioni.

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