L'INIZIATIVA

Il governo britannico contro le fake news: “Facebook & co vanno regolati”

Un report commissionato dalla premier Theresa May sul futuro del giornalismo propone di assoggettare le piattaforme Internet a un controllo pubblico per garantire la verifica delle notizie. Necessario anche un intervento sul mercato della pubblicità online

Pubblicato il 13 Feb 2019

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Il governo britannico contro le fake news: “Facebook & co vanno regolati”

Le piattaforme online come Google, Facebook e Apple, andrebbero soggette a regulation quando agiscono come aggregatori e distributori di notizie. Lo afferma uno studio commissionato dal governo britannico intitolato “A sustainable future for journalism”, che analizza l’impatto delle tecnologie digitali sul giornalismo e la produzione dei media, soprattutto la stampa, per capire come garantire l’informazione di qualità e contrastare le fake news.

La soluzione, secondo l’analisi, è che le aziende hitech siano assoggettate al controllo del regolatore pubblico per assicurarsi che mettano in atto tutte le misure idonee a offrire con le loro piattaforme notizie verificate e provenienti da fonti credibili.

Il report, commissionato ad un panel di esperti dalla premier Theresa May per investigare “la sostanibilià della produzione e della distribuzione del giornalismo di qualità”, dice che il regolatore deve esigere da Facebook, Google e gli altri aggregatori di notizie online di potenziare i loro strumenti anti-fake news. Le aziende di Internet lo stanno già facendo, ma non basta: “E’ una questione troppo importante perché sia lasciata interamente alla discrezione di aziende commerciali”, si legge nel documento.

A rendere precario il futuro della corretta informazione è il dominio di Google e Facebook sulla pubblicità online, un mercato, si legge nel report, che appare “complesso e opaco, con scarsa trasparenza lungo la supply chain”; la dimensione e la quantità di dati raccolti da questi colossi rende difficile per gli editori competere.

Google & co. presentano come un vantaggio per gli editori trovare gli articoli che producono nei primi risultati di Google o nei suggerimenti di Facebook e questo traina la vendita di spazi pubblicitari; tuttavia per gli esperti britannici il sistema rischia di essere di fatto una dittatura delle grandi piattaforme online che impongono prezzi e condizioni da cui gli editori non possono prescindere pena la loro stessa sopravvivenza. L’opacità di questo mercato dell’online advertising e le enormi quote di mercato detenute da Fabook e Google, conclude il documento, possono giustificare un intervento del regolatore, anche solo per studiare il mercato e assicurarsi che lo squilibrio nella relazione tra editori e piattaforme online non minacci la sostenibilità del business degli editori.

Il report sottolinea ancora che il giornalismo di qualità si conforma a precisi standard sui contenuti e la loro credibilità e che il giornalismo investigativo e le inchieste sui temi della politica sono le aree dell’informazione che l’avvento di Internet mettono più a rischio. Particolarmente vulnerabile è la stampa, che pure fornisce “la maggior quantità di giornalismo investigativo”; proprio questa forma di giornalismo, continua il documento, è la più costosa da mantenere. Anche in questo caso per gli esperti chiamati da Theresa May c’è bisogno di un intervento pubblico: le sole logiche del mercato non riescono a sostenere il giornalismo di qualità, che però è essenziale per proteggere le democrazie.

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