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IL REPORT

Impresa 4.0: AI e cybersecurity priorità di investimento per le aziende italiane

Report Dell: nei prossimi 3 anni il 52% investirà nell’intelligenza artificiale e il 71% in soluzioni di sicurezza IT. E-skill ancora bestia nera ma il 50% dei manager annuncia di aver implementato azioni ad hoc

15 Nov 2018

In Italia sempre più aziende sono orientate verso investimenti concreti su tecnologie 4.0. Questo è quanto emerge dal Dell Technologies Digital Transformation Index che, in collaborazione con Intel,  traccia un quadro complessivo dello stato dell’arte della trasformazione digitale in vari Paesi del mondo e traccia le difficoltà e le aspettative sul tema dei vari business leader globali.

Nel nostro Paese il 52% delle aziende medio-grandi ha in programma di investire sullIntelligenza Artificiale nel corso dei prossimi 3 anni. Una tendenza che migliora in modo notevole rispetto all’edizione 2016 dello studio, dove il dato fece registrare un 24,5%.  Una percentuale che diventa del 71%, se si guarda agli investimenti legati alla cybersecurity, sempre più irrinunciabili nell’attuale scenario digitale per erigere solide barriere contro gli attacchi informatici e le minacce esterne.

Seppure in Italia – secondo lo studio – appena il 10% (vs 2% del 2016) delle aziende medio-grandi può essere inserito all’interno della categoria “leader digitale”, si registra ottimismo per il futuro: solo il 17% delle aziende italiane pensa che non riuscirà a soddisfare la domanda di clienti sempre più evoluti da qui a 5 anni, mentre il 18% dei manager intervistati crede che la propria azienda rimarrà indietro a causa dell’avanzare della trasformazione digitale.

“Lo studio mostra chiaramente come le aziende italiane stiano continuando con decisione a portare avanti il proprio percorso di digitalizzazione – spiega Marco Fanizzi, VP & GM Enterprise Sales di Dell Emc Italia – IoT, Interlligenza Artificiale, robotica e automazione avranno un impatto sempre più determinante nel mondo del lavoro e porteranno cambiamenti favorevoli per il nostro Paese a forte vocazione artigianale, capacità creativa e manifattura di alta qualità. In questo senso, è molto positiva la notizia dell’assegnazione della gara per il 5G indetta dal Ministero dello Sviluppo Economico. La maggior ampiezza di banda portata dalla tecnologia 5G sarà un vero e proprio volano per tutte le tecnologie legate alla trasformazione digitale, che necessitano di alta velocità di trasmissione di grandi volumi di dati e di edge computing”.

Nonostante i dati confortanti persistono ancora diverse barriere alla piena attuazione della trasformazione digitale delle medie-grandi aziende italiane. A cominciare dalla mancanza di collaborazione e di cultura digitale all’interno forza-lavoro (28%), l’assenza di una strategia e di una visione digitale coerente (13%), un ambiente informatico frammentato (13%).

Dallo studio, però, emerge una chiara volontà di porre rimedio a questi impedimenti. In Italia, infatti, ben il 50% delle aziende sta implementando azioni per ridurre il gap di competenze dei propri dipendenti sul tema della digitalizzazione.

“Ci sono segnali positivi sullo stato dell’arte della trasformazione digitale in Italia, se si analizza la comparazione tra le edizioni del 2016 e del 2018 del Digital Transformation Index: due anni fa, molte meno imprese italiane si erano classificate come ‘leader digitali’ e sono raddoppiate le aziende che hanno intenzione di puntare sull’Intelligenza artificiale – evidenzia Filippo Ligresti, VP & General Manager Commercial Sales di Dell Emc Italia – Adesso è necessario continuare a concentrarsi su alcuni aspetti chiave, quali le risorse per costruire le nuove infrastrutture essenziali di base, come reti adeguate, neutrali, 5G, che possano supportare il traffico, infinitamente superiore, prodotto dalle macchine collegate tra loro, dal cosiddetto Internet delle Cose. Non si può rinunciare agli investimenti sui nostri giovani, nella creazione delle competenze necessarie: serve un grande investimento nel supportare l’adeguamento ‘accelerato’, un piano di re-skilling, dei lavoratori di oggi, che indirizzi il significativo gap di competenze tecnologiche che abbiamo nella forza lavoro. E qui è lo Stato che si deve fare parte attiva di questo processo”.

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