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In Italia è pirata un software su due

Secondo stime Idc presentate da Microsoft, la riduzione del 10% dell’utilizzo di programmi illegali consentirebbe la creazione di 7.500 posti di lavoro, un miliardo di entrate in più per il Fisco e un aumento del giro d’affari per 4 miliardi

17 Nov 2011

Microsoft ha presentato oggi il primo studio per esaminare
l'impatto economico dell'utilizzo di software illegale e le
conseguenze per la concorrenza nelle economie in via di sviluppo.
Lo studio, condotto in occasione della prima edizione di Play Fair
Day, un'iniziativa globale per sensibilizzare l’opinione
pubblica sull’importanza del software legittimo, evidenzia il
danno che l’utilizzo di software illegale provoca alle aziende
che scelgono di avere un comportamento “fair”.

In Italia, secondo stime di Idc, una riduzione del 10% della
pirateria consentirebbe la creazione di 7.500 nuovi posti di
lavoro, oltre 1 miliardo di euro di entrate per l’erario e circa
4 miliardi di euro in termini di ulteriore volume d’affari.

"Per quanto riguarda l’Italia, lo studio Idc di quest’anno
ha rilevato che una riduzione del 10% della pirateria in un arco di
tempo di quattro anni genererebbe in Italia 7.500 nuovi posti di
lavoro, più di 1 miliardo di euro di entrate per l’erario e
quasi 4 miliardi di euro in termini di ulteriore volume d’affari
per l’intero settore Ict italiano – ha detto Matteo Mille,
Direttore della Business Unit a tutela del Software genuino di
Microsoft – Non dobbiamo dimenticare che in Italia la situazione
della pirateria è preoccupante. Il nostro Paese ha un tasso
d’illegalità del software pari al 49%, quando la media europea
si aggira intorno al 35%. A causa di tali preoccupanti livelli di
illegalità nell’impiego di prodotti digitali e nella
circolazione di contenuti protetti da copyright su internet, siamo
ancora nella Watch List nel rapporto Special 301 della US Trade
Representative, confermandoci di fatto un Paese non sicuro per gli
investimenti stranieri. In un contesto economico delicato come
quello attuale, è necessario tornare a essere una nazione in grado
di offrire sicurezza, così da attrarre gli investitori
esteri" ha concluso Matteo Mille.

"La lotta alla contraffazione e alla pirateria di beni fisici
e intellettuali ed il contrasto alla criminalità, specie quella
organizzata, sempre più coinvolta in questi fenomeni, devono
essere considerati una priorità per tutte le istituzioni del
nostro Paese. Ciò permetterà di rilanciare la produttività e la
competitività della nostre imprese. I dati sulla pirateria –
fisica e online – che affliggono il nostro Paese, sono
impressionanti e di gran lunga superiori alle medie europee o
statunitensi, con evidenti conseguenze economiche e occupazionali.
La Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della
contraffazione e della pirateria in campo commerciale, che ho
l'onore di presiedere, sta lavorando in questa direzione con
spirito di piena collaborazione tra tutte le forze politiche in
essa rappresentate, cercando di individuare, assieme a tutti gli
attori dei settori interessati, le possibili soluzioni realmente
efficaci per contrastare questo grave problema", ha dichiarato
l’Onorevole Giovanni Fava, Presidente della Commissione
parlamentare d’inchiesta sui fenomeni della contraffazione e
della pirateria in campo commerciale.

Lo studio, realizzato da Keystone Strategy, quantifica il vantaggio
competitivo illegittimo delle aziende che utilizzano prodotti
software non originali. In Cina, i produttori che, rispettando la
legge, hanno acquistato software legali concessi in licenza, hanno
subito un danno pari a oltre 863 milioni di dollari rispetto alle
aziende che si avvalgono di software illegale. Questo significa
che, solo in Cina, ogni anno, oltre 1 miliardo di dollari non può
essere reinvestito nell'economia sotto forma di 500 nuovi
impianti di produzione o di 65.000 nuovi macchinari oppure di
200.000 nuovi posti di lavoro.

Tra i principali risultati, emerge che le sole aziende
manifatturiere presenti in Brasile, Russia, India e Cina che
scelgono di utilizzare software illegale sottraggono oltre 1,5
miliardi di dollari ai propri competitor interni che decidono di
rispettare la legge acquistando prodotti software originali.

Secondo la ricerca Microsoft, in America Latina, Europa centrale e
orientale e regioni dell'area Asia Pacifico, i comportamenti
illeciti dei produttori che non usano software genuini causano ogni
anno un danno quantificabile in 3 miliardi alle aziende che invece
operano correttamente. Microsoft è riuscita a stabilire a quanto
ammonta esattamente il costo del software illegale per i produttori
concorrenti nei singoli Paesi: Brasile (278 milioni di dollari),
Russia (92 milioni di dollari), India (344 milioni di dollari) e
Cina (863 milioni di dollari).

Microsoft ha deciso di rendere pubblici i risultati di questo
studio nell'ambito del Play Fair Day, il cui obiettivo è fare
in modo che aziende, consumatori e governi seguano le regole,
comprendano i vantaggi derivanti dall'utilizzo di software
legale e rispettino la proprietà intellettuale.

Microsoft organizza in questa occasione attività e iniziative in
oltre 50 Paesi per dimostrare ad aziende, governi e consumatori che
la decisione di utilizzare software illegale è pericolosa non solo
in termini di protezione dei dati personali, ma anche per
l'economia in generale. La correttezza inizia quando aziende e
singoli utenti richiedono e pretendono prodotti software
originali.