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In vendita i nuovi domini web. Caccia aperta a .facebook, .twitter e .apple

Parte nel 2013 il nuovo regime di assegnazione dei suffissi online. L’Icann apre a nuovi nomi, ma è polemica sul costo salato per l’acquisto di estensioni e marchi che potrebbero penalizzare le imprese con nomi generici come Apple e Orange

22 Set 2011

Rivoluzione in arrivo nel mondo dei domini Internet.
A partire dal 2013
sbarcheranno sul web dei nuovi indirizzi,
fatti di nomi generici, marchi o nomi di continenti e città
(.banca, .paris, .facebook, . africa). Lo scrive La Tribune,
citando Rod Beckstrom, Ceo dell’Icann (Internet Corporation for
Assigned Names and Numbers) l’organismo americano che gestisce i
domini in Rete. Diversi i problemi sul tavolo, dal prezzo elevato
per l'acquisto dei nuovi domini al rischio per alcuni brand con
nomi generici, ad esempio Apple, di non vedersi attribuire il
dominio .apple.

“Coloro che desiderano acquistare e gestire questi nuovi nomini e
domini potranno candidarsi nel periodo fra gennaio e marzo del 2012
– dice Beckstrom – in seguito ci sarà un’istruttoria che
durerà diversi mesi”. In concreto, si tratta per esempio
dell’acquisto di un’estensione del marchio da parte di
un’azienda o di un consorzio (.danone, .twitter, .carrefour)
oppure dell’acquisto di un nome generico (.golf, .fioraio,
.avvocato).

Starà poi all’azienda acquirente decidere se gestire in proprio
il domino oppure se rivenderlo a terzi, rivendendo ad esempio il
dominio .avvocato a tutti gli studi legali interessati. Si può
anche immagine, continua La Tribune, Facebook che commercializza i
suoi indirizzi a degli editori terzi. I nomi delle grandi capitali,
.Roma, .Parigi, saranno protetti, idem i nomi di continenti. “Il
Texas, ad esempio, non potrà acquistare l’estensione .paris”,
precisa Backstrom.

Al centro del dibattito sono le tariffe di vendita e gestione di
questi nuovi domini. Tariffe decise dall’Icann,
finite nel mirino
di paesi emergenti, che denunciano costi
troppo salati, che potrebbero creare discriminazioni di trattamento
fra le aziende "ricche" dei aesi avanzati e quelle
"emergenti" di paesi in via di sviluppo.

“Candidarsi per l’acquisto di un dominio costa 185mila dollari
– dice Backstrom – ma ciò non garantisce automaticamente
l’acquisto del dominio, perché ci vuole l’ok del consiglio
(dell’Icann ndr) e poi sborsare 500mila dollari. Inoltre, la
gestione del dominio acquistato costa 25mila dollari
all’anno”.

In soldoni, per l’acquisto e la gestione decennale di un domino
nuovo l’Icann incassa in media 2 milioni di dollari. Un esborso
giustificato secondo l’Icann. Per l’acquisto di alcuni domini,
ad esempio .shop, .web, .nyc, c’è già la fila. E per le aziende
che hanno un nome generico, ad esempio Orange e Apple, non c’è
alcuna certezza di ottenere il loro dominio.