Nell’“era IQ” (Intelligent Quality), la fase in cui l’intelligenza connessa ridisegna catene del valore e scenari di sicurezza, Indra Group delinea la sua vision sulla sovranità: senza capacità proprietarie su dati, algoritmi e infrastrutture critiche, la trasformazione digitale resta esposta a dipendenze esterne. È in questo quadro che IndraMind, l’ecosistema di intelligenza artificiale sovrana e operazione lanciato a fine 2025, verrà presentato al MWC 2026 come filo conduttore di un portafoglio che unisce difesa, aerospazio e tecnologie digitali avanzate. L’obiettivo è mettere a sistema superiorità cognitiva, autonomia operativa e cyber-resilienza, traducendo l’IA da componente aggiuntiva a infrastruttura strategica.
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Sovranità cognitiva: quando l’IA diventa infrastruttura
IndraMind è un’architettura pensata per integrare dati, sistemi e piattaforme autonome dentro operazioni mission-critical in un perimetro “sicuro, comprensibile e responsabile”. In una fase segnata da minacce ibride e da una competizione tecnologica sempre più compressa tra cloud, chip e modelli di IA, la parola “sovranità” diventa scelta di controllare i punti di decisione. Significa governare la catena che va dalla raccolta del dato alla sua trasformazione in conoscenza e, soprattutto, alla sua esecuzione in campo, riducendo superfici d’attacco e dipendenze operative.
Il tratto distintivo, nelle intenzioni del gruppo, è la capacità di far convivere l’IA con i vincoli tipici dei contesti critici: tempi di risposta stretti, affidabilità, auditabilità e continuità di servizio. È la dimensione in cui la cyber-resilienza non si limita alla protezione perimetrale, ma riguarda l’intero ciclo di vita del modello e dei dati. In altre parole, la sovranità digitale coincide con la sovranità decisionale, perché le decisioni – in particolare in ambiti di sicurezza e infrastrutture essenziali – dipendono da come l’intelligenza viene addestrata, aggiornata, verificata e resa operativa.
Escribano: “Trasformare i dati in conoscenza e la conoscenza in decisioni”
Ángel Escribano, presidente di Indra Group, lega la proposta a un passaggio di fase: l’IA non è più sperimentazione, ma operatività e vantaggio competitivo. “Per noi, essere al Mwc significa dimostrare che la superiorità cognitiva è già una realtà operativa: trasformare i dati in conoscenza e la conoscenza in decisioni che vengono eseguite in modo proattivo e con giudizio, prima che un incidente si aggravi o un avversario reagisca. La nostra proposta integra spazio, mobilità, sicurezza, traffico aereo e tecnologie digitali avanzate e mostra come passare dal segnale all’azione, dall’analisi alla missione. Barcellona è il luogo ideale per avviare questo dialogo e accelerare l’adozione di soluzioni che fanno la differenza e che devono posizionarci all’avanguardia a livello globale”.
Dentro questa dichiarazione c’è il senso industriale della sovranità ovvero mettere in continuità domini che spesso restano separati – rete terrestre, orbita, piattaforme autonome, controllo del traffico e servizi digitali – per costruire una capacità di “sense and act” che rimanga sotto governance europea. Non si tratta solo di proteggere, ma di assicurare che la trasformazione dei segnali in azione avvenga secondo regole e responsabilità definite, con catene di controllo e tracciabilità adeguate al rischio.
De los Mozos: “Rafforzare l’autonomia tecnologica europea”
Per José Vicente de los Mozos, CEO di Indra Group, la sovranità non si gioca su un singolo prodotto, ma sulla convergenza di infrastrutture e competenze. “Per Indra Group, questo scenario è un’opportunità per mostrare come le nostre soluzioni trasformino la complessità in un vantaggio strategico, integrando dati, piattaforme e comunicazioni, a terra e in orbita, per proteggere i cittadini, aumentare la competitività e rafforzare l’autonomia tecnologica europea. Ciò che presentiamo a Barcellona non è solo innovazione: è la base di un modello più resiliente, più sicuro, più preparato alle sfide che già ci attendono”.
Il riferimento all’orbita è centrale: nel lessico della sovranità, lo spazio smette di essere un “verticale” e diventa un livello architetturale delle telecomunicazioni. Da qui la narrazione che Indra costruisce attorno a Indra Space e alle iniziative collegate: l’idea è che la connettività critica, per essere realmente autonoma, debba poter contare su infrastrutture multistrato, capaci di reggere crisi, sabotaggi, congestione o indisponibilità di asset non controllati.
Lo spazio come infrastruttura critica: la rete continua in orbita
Il passaggio cruciale riguarda proprio l’integrazione spazio-terra come nuova normalità delle reti critiche. Indra descrive un ecosistema in cui i satelliti non sono più un complemento, ma una componente strutturale per servizi essenziali, operazioni di sicurezza e competitività industriale. La conseguenza è che la sovranità tecnologica europea viene estesa oltre la superficie terrestre, riducendo la dipendenza da costellazioni extraeuropee e rafforzando la capacità di continuità operativa.
In questo quadro si colloca il ruolo di Hispasat, sotto l’egida di Indra Space, come attore chiamato a guidare parte della transizione. La presenza di uno spazio dedicato al settore spaziale nella manifestazione di Barcellona è letta come un riconoscimento politico-industriale: il satellite entra nell’agenda della connettività europea non solo per copertura, ma per resilienza e sicurezza delle comunicazioni.
IRIS² e Startical: dalla connettività sicura al controllo del cielo
Il progetto IRIS², guidato da Hispasat, è un esempio di salto di qualità: una nuova architettura europea di connettività sicura concepita come infrastruttura critica, basata su capacità multiorbitali pensate per garantire continuità anche in situazioni di crisi. La sovranità, qui, è nel disegno dell’architettura e nelle regole di accesso, perché la disponibilità del collegamento diventa una precondizione per gestire emergenze, proteggere infrastrutture e sostenere l’economia digitale.
La stessa logica attraversa Startical, iniziativa sviluppata con ENAIRE, che porta nello spazio infrastrutture di comunicazione, navigazione e sorveglianza grazie a una costellazione di oltre 200 satelliti. Il traguardo già raggiunto – comunicazioni voce e dati in tempo reale tra un aereo e un centro di controllo da un satellite in orbita – viene proposto come dimostrazione di come l’orbita possa abilitare nuove rotte globali e un controllo del traffico aereo più sicuro e sostenibile. Quando la connettività diventa un requisito di safety, la sovranità coincide con la capacità di garantire continuità e integrità del servizio.
Celeste e VORAX: Pnt in LEO e filiera europea
La traiettoria prosegue con Celeste, il nuovo programma europeo per servizi di posizionamento, navigazione e sincronizzazione temporale (PNT) in orbita terrestre bassa (LEO) promosso dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Anche qui la posta in gioco è esplicita: disporre di funzioni PNT robuste significa proteggere catene logistiche, reti energetiche, telecomunicazioni e sistemi di trasporto, dove il tempo e la posizione sono componenti invisibili ma indispensabili.
In questa cornice si inserisce la piattaforma satellitare VORAX, indicata come componente chiave e base tecnologica per i satelliti della missione dimostrativa prevista per il 2027. L’elemento interessante, dal punto di vista della sovranità industriale, è la costruzione di una filiera che non si limiti all’integrazione finale, ma punti su piattaforme, competenze e proprietà intellettuale capaci di scalare. Il controllo degli asset strategici passa anche dalla capacità di produrre e aggiornare le piattaforme che li rendono possibili.
Mobilità e servizi pubblici: la sovranità “civile” delle reti
Accanto alla dimensione difesa-spazio, Indra porta in primo piano l’idea che la sovranità tecnologica riguardi anche la quotidianità delle infrastrutture urbane. La mobilità intelligente viene raccontata attraverso T-Mobilitat, piattaforma multimodale e interoperabile che integra oltre 70 operatori tra metropolitana, autobus, tram e treni suburbani nell’area metropolitana di Barcellona. È un esempio di come l’integrazione dei dati e l’interoperabilità diventino un fattore di governo del servizio, non solo di efficienza.
Sullo sfondo c’è anche il contratto assegnato da Transport for London (TfL), del valore di quasi 1 miliardo di euro, per la gestione del sistema di biglietteria dell’intera rete di trasporto pubblico londinese. In un settore dove pagamenti, identità digitale e continuità di esercizio si intrecciano, la sovranità assume la forma di capacità industriali e operative: garantire sistemi affidabili, scalabili e protetti, mantenendo controllo su dati e processi che sono parte della vita urbana.
Droni, traffico aereo e cyber-resilienza: decisioni in tempo reale sotto controllo
Un altro asse riguarda l’integrazione tra gestione del traffico di droni e velivoli senza pilota e quello degli aerei commerciali nello stesso spazio aereo. L’idea è mostrare sistemi che facilitano il processo decisionale in tempo reale nelle operazioni critiche. È un terreno in cui la sovranità è doppia: tecnologica, perché serve padroneggiare sensoristica, piattaforme e modelli di analisi; e regolatoria, perché le decisioni devono restare comprensibili e verificabili.
In questa narrativa trovano spazio anche esempi di intelligenza artificiale applicata al coordinamento di operazioni complesse e all’analisi dei dati in Formula 1, insieme al riferimento a nuovi chip e apparecchiature informatiche che accelerano i modelli. Il punto, qui, è la riduzione della distanza tra calcolo e operazione: più la capacità computazionale diventa parte del dispositivo decisionale, più la sua governance diventa un tema di sovranità.
Minsait: la trasformazione digitale come controllo della filiera
Sul versante civile e industriale, Minsait porta l’attenzione su pubbliche amministrazioni, sanità, energia, Industria 4.0, beni di consumo, finanza e telecomunicazioni. La promessa è far vedere come digitalizzazione, analisi e modelli operativi intelligenti generino impatti su efficienza, sostenibilità, resilienza e competitività. In chiave di sovranità, il filo conduttore è la capacità di modernizzare applicazioni e processi senza perdere controllo su dati e sicurezza.
Con competenze che spaziano da IA e cloud a IoT, sicurezza informatica e modernizzazione applicativa, l’obiettivo è mettere a terra un modello operativo in cui la trasformazione non sia delega totale a ecosistemi esterni. È un passaggio delicato, perché molte organizzazioni stanno riscrivendo la propria architettura digitale mentre crescono i vincoli normativi, la sensibilità verso i dati e la pressione sulle superfici d’attacco. La sovranità, in questo scenario, è l’equilibrio tra innovazione rapida e capacità di audit, continuità e protezione.
Talento Stem: la sovranità passa dalle competenze
C’è infine un capitolo che riguarda il capitale umano, spesso sottovalutato quando si parla di autonomia tecnologica. Indra, come reclutatore di talenti Stem e attore dell’ecosistema dell’innovazione. È una scelta coerente dato che senza competenze su algoritmi, sicurezza, cloud e sistemi complessi, la sovranità resta un’intenzione.
La sfida europea, nella lettura del gruppo, si gioca quindi sul doppio binario di infrastrutture e competenze. Tenere sotto controllo la catena del valore – dal dato al modello, dal satellite alla rete urbana, fino alle applicazioni – significa poter decidere come e per chi la tecnologia opera. E, soprattutto, significa trasformare la parola “autonomia” in capacità industriale, operativa e sociale.












