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Infinera lancia la sfida “4 mm”

Un minichip costato 330 mln di dollari per scalare il mercato del trasporto ottico, anche in Italia. Il country manager Busso: “La nostra soluzione è un unicum al mondo”

04 Lug 2011

Davide ha sconfitto Golia utilizzando la tecnologia di una piccola
fionda. Infinera, società nata nel 2001 e al Nasdaq dal 2007,
conta di sconfiggere storici colossi del trasporto ottico come
Alcatel Lucent, Ericson-Marconi, Ciena-Nortel e nuovi giganti da
poco emersi sul mercato come Huawei grazie a un minichip di 4
millimetri di spessore e neanche centimetro di lunghezza. Costato,
però, 330 milioni di dollari di investimento: per studiarlo,
metterlo a punto, industrializzarlo e lanciare sul mercato
un’azienda che secondo uno studio di Dell’Oro Group è in Nord
America numero uno del networking ottico per i collegamenti a lunga
distanza col 34% di market share e secondo al mondo col 14%.

Tanto che ora punta di allargare la sua presenza in Asia, America
Latina ed Europa. “Italia inclusa”, come spiega Franco
Busso
, country manager Italia, Grecia, Spagna, Turchia,
Sud Africa. Un’Italia in cui Infinera ha già mosso i primi
passi. Lo testimoniano le recenti intese con Tiscali, con Infracom
e con la partecipata di Telecom Italia MedNautilus che utilizzerà
tecnologia Infinera per le proprie reti sottomarine. Il “colpo”
più grosso sinora messo a segno nel nostro continente è stata la
commessa per la rete paneuropea di Deutsche Telekom che, commenta
Busso “ci ha dato molta visibilità e credibilità”.

Che questo non basti e che si voglia entrare più massiciamente in
Europa lo ha potuto toccare con mano chi si è recato alla Wdm
optical networking conference di Montecarlo, appuntamento dei
“fotonici” di tutto il continente.
Un truck dell’azienda campeggiava con grande evidenza davanti al
centro congressi del Principato. All’interno la possibilità di
toccare con mano le tecnologie dell’azienda. Quasi un gioco da
bambini installare in neanche un minuto un circuito di
telecomunicazione funzionante fra città distanti migliaia di
chilometri. Senza essere tecnici del trasporto ottico. “Questa
semplicità si spiega che tutta la tecnologia necessaria, software
e hardware, è già integrata a monte nel nostro Pic, (circuito
integrato fotonico), un unicum al mondo”, spiega Busso. Il
risultato è “facilità di installazione, non necessità di
tecnici specializzati, costi di gestione e impatto energetico
cinque volte inferiori ai circuiti ottici tradizionali”. Ed
elevata affidabilità. Proprio di recente l’azienda di Sunnyvale
ha annunciato che i suoi Pic, utilizzati in più di 600.000
chilometri di fibra ottica in reti attive in tutto il mondo con una
capacità distribuita di oltre 2 Petabit/secondo, hanno sorpassato
i 500 milioni di ore di operazioni senza accusare nemmeno un
guasto.

È sulla rivoluzione tecnologica che Infinera ha scommesso le sue
carte in un mercato, quello del trasporto ottico, che è sì in
crescita, trainato dallo sviluppo dei consumi di banda larga fissa
e mobile, ma non certo ai ritmi auspicati quando l’azienda è
nata 10 anni fa, in piena bolla Internet. Allora le stime volevano
un mercato mondiale di 40 miliardi di dollari: oggi siamo ad appena
5 miliardi. “Ma proprio per questo è ancora più importante
differenziarci con un prodotto che nessun altro al mondo è in
grado di offrire”, osserva Busso.
I sistemi di rete ottica costituiscono il sistema circolatorio di
Internet. Convertono in luce i segnali elettronici ricevuti da pc,
telefoni o altri dispositivi di rete e li spediscono a
destinazione. Tradizionalmente i componenti ottici (laser, i
modulatori, fotodiodi) vengono prodotti come elementi discreti
separati.
Questo li rende ingombranti, complessi, costosi e complicati da
gestire poiché hanno bisogno di essere connessi tra loro
attraverso fibra ottica.

“Noi abbiamo rivoluzionato questa tecnologia – spiega Geoff
Bennett, product marketing director di Infinera -. L’integrazione
fotonica consente di combinare decine di componenti ottici in un
singolo circuito integrato posizionato su un chip, non di silicio
come per i semiconduttori elettrici, ma in fosfuro di indio, un
composto in grado di emettere luce.

È quello che siamo riusciti a fare, unici, noi di Infinera con il
nostro Pic”. Il risultato? Capacità di trasferimento dati a 100
gigabit/s contro i 10 gigabit/s tradizionali. Sta per essere
lanciato un nuovo chip che integrerà ben 230 dispositivi ottici
per una capacità di 400 gigabit/s. In attesa del superchip da 1
terabit/s. Tradott,o significa un film in alta definizione
scaricato in un quinto di secondo o la trasmissione simultanea di 2
milioni di videoconferenze.

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