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Internet delle cose. “L’Europa guidi il lancio”

Il coordinatore del piano Casagras finanziato dall’Unione europea: serve informazione e formazione mirata soprattutto per le Pmi

14 Ott 2009

Nel cammino verso l’Internet delle cose, l’Europa dovrebbe
mettersi alla guida della cooperazione internazionale. Essenziale,
insieme agli investimenti in formazione, per trasformare questo
concetto in realtà. Lo dice il report “Rfid and the inclusive
model for the Internet of things” finanziato dall’Unione
europea nell’ambito del progetto Casagras.

Casagras è uno dei più importanti progetti Rfid sostenuti dalla
Commissione Ue con il compito di fornire raccomandazioni e di
proporre standard che possano essere accettati e applicati a
livello mondiale in ambito Rfid e “Internet delle cose” (IoT),
ovvero la rete wireless tra gli oggetti. Le applicazioni sono
infinite ed è “enorme il potenziale per rivoluzionare il mercato
globale, procurando benefici sia economici che sociali”, secondo
Ian G. Smith, coordinatore del progetto Casagras.

Lo studio finale, presentato a Londra di fronte ai delegati di 19
Paesi, contiene otto raccomandazioni chiave per guidare uno
sviluppo ordinato dell’IoT a livello globale, aiutare le aziende
a coglierne le opportunità e far nascere il massimo dei benefici
economici e sociali. “Il nostro progetto mette in luce che esiste
la volontà di collaborare su questi temi a livello
internzionale”, dichiara Smith. “Cina, Giappone, Corea e Usa
sono già attivi. L’Europa, che guida il progetto, deve
assicurarsi che si proceda sulla strada di una vera alleanza
globale”.

Smith sottolinea però che governi e aziende mancano delle
necessarie conoscenze sui benefici della IoT. “Sono necessari
programmi di informazione e formazione, soprattutto per le Pmi, in
grado di far capire cosa è e quali vantaggi offre l’Internet
delle cose”. Tra le otto raccomandazioni proposte dal report:
stabilire una piattaforma organizzativa internazionale per guidare
lo sviluppo dell’IoT (ne dovranno far parte partner di ogni
settore: governi, aziende, università); mettere a punto un piano
di migrazione strategica all’IoT, prima in base a un modello
minimalista, poi secondo un modello più inclusivo; sviluppare un
protocollo universale di data capture; creare un’architettura per
il supporto delle applicazioni e dei servizi IoT e per affrontare i
problemi associati con il suo sviluppo; mettere a punto norme di
governance per l’IoT con particolare attenzione alle tematiche
sociali ed economiche, come la privacy e la sicurezza; stabilire
una roadmap per la ricerca e lo sviluppo dell’IoT. Conclude Ian
Smith: “Allargare il numero di partner inernazionali e
raggiungere un accordo sulle caratteristiche strutturali e di
governance aiuterà a definire e guidare al meglio gli sviluppi
dell’Internet delle cose”.