PRODUZIONE INDUSTRIALE

Istat: elettronica in caduta libera

Nei primi undici mesi del 2011 la produzione industriale ha subito un decremento del 4,6%. L’Anie lancia l’allarme: “Trend destinato a proseguire, serve un quadro regolatorio stabile e un ambiente favorevole alle attività d’impresa”

Pubblicato il 13 Gen 2012

Federica Meta

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In caduta libera la produzione industriale Elettrotecnica ed Elettronica. Secondo i dati Istat, novembre 2011, l’Elettronica ha registrato un calo della produzione industriale del 12,8%; l’Elettrotecnica del 13,6% (-4,4% la corrispondente variazione nella media del manifatturiero nazionale) rispetto allo stesso mese del 2010. Si tratta della variazione negativa più ampia fra i comparti manifatturieri, che risente del simultaneo peggioramento del quadro congiunturale nel mercato domestico e sui principali mercati esteri.

Anche nel confronto congiunturale le due macro-aree mantengono andamenti negativi. A novembre 2011, nel confronto con ottobre 2011, l’Elettronica ha registrato una flessione dei livelli di attività del 4,1%; l’Elettrotecnica dell’1,3%.

Nella media dei primi undici mesi del 2011, nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, entrambi i settori Anie hanno evidenziato un risultato cumulato annuo negativo (-4,7% per l’Elettrotecnica; -4,6% per l’Elettronica).

“A novembre 2011 la produzione industriale nei settori Anie mostra un nuovo ridimensionamento. Il dato fotografa il peggioramento del quadro congiunturale, che ha subito un’accelerazione nell’ultima parte dell’anno appena trascorso – commenta il presidente di Confindustria Anie Claudio Andrea Gemme – Non ci attendiamo purtroppo un effetto transitorio sull’attività delle imprese, i segnali di rallentamento sembrano destinati a proseguire per tutta la prima metà del 2012”.

“Le imprese Anie fornitrici di tecnologie per il mercato infrastrutturale continuano a risentire di una domanda domestica strutturalmente debole, ridottasi ulteriormente per effetto della difficile situazione che sta vivendo il Paese – ha prosegue Gemme – Questa debolezza continuerà a portare gli operatori a guardare con ampio interesse oltre i confini nazionali. Le strategie di internazionalizzazione hanno svolto un ruolo chiave per la crescita dei settori Anie nell’ultimo decennio, tanto da dare vita a una stretta correlazione fra export e sviluppo. Oggi l’indebolimento della ripresa nelle tradizionali aree di destinazione impone alle nostre imprese nuove sfide, che si concretizzano in un piano d’azione ancora più ampio e dettagliato. Principale obiettivo è il rafforzamento delle posizioni commerciali acquisite in mercati, spesso non facili, al di fuori dei confini europei”.

“Per portare avanti queste strategie complesse e impegnative è necessario poter contare nel mercato nazionale su un quadro regolatorio stabile e un ambiente favorevole allo svolgimento e alla pianificazione dell’attività d’impresa, in particolare nei settori più strategici come quello energetico, dei trasporti e dell’edilizia – conclude il numero uno di Anie – Questo è ancor più vero oggi in cui credit crunch e ritardati pagamenti stanno limitando fortemente l’operatività aziendale”.

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