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IT, l’Italia recupera ma è solo 23ma

Il nostro Paese guadagna una posizione nell’indice di competitività IT dell’Economist Intelligence Unit, ma è lontana dalle principali economie occidentali. Al vertice gli Stati Uniti e avanzano con forza i Paesi emergenti

27 Set 2011

L’Italia guadagna una posizione nell’indice globale di
competitività dell’Information Technology. A rilevarlo
l’edizione 2011 dell’IT Industry Competitiveness Index,
realizzato dall’Economist Intelligence Unit (Eiu) e divulgato
oggi da Business Software Alliance (Bsa).

Al vertice si trovano ancora una volta gli Stati Uniti, seguiti da
Finlandia, Singapore, Svezia e Regno Unito. Per quanto riguarda
l’Italia, il nostro Paese guadagna una posizione nella classifica
globale, salendo alla 23a nell’arco di due anni, grazie a
migliori valutazioni sull’ambiente economico (che ottiene un
punteggio di 74,7 su un totale di 100, ossia un miglioramento pari
a 2 rispetto all’edizione 2009), sulla ricerca e sviluppo
(punteggio 25,4, con un miglioramento pari a 9 rispetto al 2009) e
sul sistema legale (valutazioneo 80, miglioramento di 7 rispetto al
2009).

Le nazioni tradizionalmente forti nell’IT mantengono le
rispettive posizioni di leadership in parte anche perché
“vantaggio genera vantaggio”: in pratica, in anni di
investimenti esse hanno costruito solide basi per l’innovazione
tecnologica e ora continuano a raccoglierne i frutti. Ma il campo
della competizione globale si fa sempre più affollato, dal momento
che nuovi contendenti, specie nelle economie in via di sviluppo, si
stanno impegnando a fondo per raggiungere gli standard fissati
sinora dai leader storici.

“Lo studio IT Industry Competitiveness Index dimostra al di là
d’ogni dubbio che investire sulle fondamenta dell’innovazione
tecnologica nel ungo termine paga, e molto bene – sottolinea Matteo
Mille, presidente di Bsa Italia – Risulta inoltre chiaro che
nessuna nazione detiene a priori il monopolio della tecnologia
all’avanguardia: ci sono formule che hanno dimostrato la propria
efficacia, e chiunque è libero di avvalersene nella sfida per il
successo. Per questo affermiamo che la tendenza, per quanto attiene
la competizione nell’IT, è verso un mondo pluricentrico”.

“L’Italia, abbiamo visto, gode di buone valutazioni sul proprio
sistema economico e legale, e sta lentamente migliorando
nell’investimento in ricerca e sviluppo, anche se prevalentemente
grazie all’investimento delle imprese private – prosegue Mille –
Infatti il nostro Paese riceve solo un 50 su 100 sulle
infrastrutture IT (-2,5 punti rispetto al 2009), un 47 sul capitale
umano (-1,4 punti) e 63,2 (-1 punto) in relazione ai supporti
pubblici allo sviluppo industriale, su cui sarà opportuno
concentrare gli sforzi nei prossimi anni. Come dimostra
l’esperienza internazionale, l’impegno sarà ben
remunerato”.

Le nazioni responsabili degli spostamenti più vistosi nella
classifica Eiu dal 2009 al 2011 comprendono infatti la Malesia, che
ha conquistato ben 11 posizioni proprio grazie a massicci
investimenti nelle attività di ricerca e sviluppo, e l’India,
che ha fatto un balzo di 10 posizioni ancora grazie a una robusta
R&D e ad un ambiente dinamico per il capitale umano. Parecchie
altre, poi —e fra queste ricordiamo Singapore, Messico, Austria,
Germania e Polonia — hanno registrato significativi miglioramenti
in tutte e quattro le aree fondamentali contemporaneamente.

“Nel momento in cui l’economia globale inizia la ripresa, è
più importante che mai che i governi assumano visioni a lungo
raggio dello sviluppo industriale – conclude Mille – I decisori
politici ed aziendali non possono permettersi di guardare a questo
problema su basi annuali, o rischieranno l’arretramento
complessivo delle nazioni che rappresentano. Occorre prendere in
considerazione un arco di sette-nove anni circa, e investire di
conseguenza, al fine di ottenere vantaggi sostanziali in termini di
competitività nell’ IT”.

Giunto alla quarta edizione dal 2007, l’Index rapporta 66 nazioni
in funzione di una serie di indicatori che riflettono le aree
critiche giudicate fondamentali perché un settore IT sia
fortemente innovativo: il complessivo ambiente economico,
l’infrastruttura IT disponibile, il capitale umano,
l’avanzamento della ricerca e sviluppo, il sistema giudiziario e
gli incentivi offerti dal settore pubblico allo sviluppo
industriale nel Paese in questione.