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Italtel: via alla ricapitalizzazione e nomina di Pileri al vertice

Domani il primo degli incontri di Assemblea e Cda per l’approvazione definitiva del progetto di rifinanziamento da 310 milioni. Attesa anche la nomina ufficiale di Stefano Pileri a nuovo Ad

08 Set 2010

Comicia domani quella che si annuncia come l'ultima settimana
di "lavori" per l'Assemblea e il Consiglio di
amministrazione di Italtel chiamati a definire la questione
ricapitalizzazione. Il primo appuntamento è fissato per domani ma
secondo quanto si apprende da fonti vicine all'azienda ci
vorranno alcuni giorni per esaminare tutte le questioni sul tavolo
e dare il via ufficialmente alla "nuova" Italtel. La
ricapitalizzazione da 310 milioni di euro – che si vanno ad
aggiungere ai 70 milioni messi sul piatto dai soci industriali
Telecom Italia e Cisco – è propedeutica alla nomina del nuovo
amministratore delegato: a ereditare il timone di Umberto De Julio
sarà Stefano Pileri, a meno di colpi di scena
dell'ultim'ora. L'attuale presidente di Confindustria
Servizi Innovativi e Tecnologici ha dato il proprio ok legandolo
indissolubilmente alla ricapitalizzazione della società in
un'ottica di rilancio delle attività e quindi a garanzia del
futuro dell'azienda stessa.

Le banche coinvolte nel rifinanziamento al 2017 sono Unicredit, Ge
Capital Interbanca e Bpm, che rappresentano circa il 94% del pool
dei creditori e avevano dato l'ok già a giugno. Grazie
all'intercessione di Unicredit, a inizio estate è stato
raggiunto l'accordo anche con Centrobanca e Banco Brescia
(gruppo Ubi), Popolare Verona (Banco Popolare) e Arab Ban.

Ieri intanto i dipendenti di Settimo Milanes hanno organizzato un
presidio davanti ai cancelli dell'azienda di telecomunicazioni
per protestare contro la procedura di cassa integrazione
straordinaria per circa 200 lavoratori. "Chiediamo un piano
industriale che salvi i posti di lavoro – ha affermato Laura
Spezia, della segreteria nazionale della Fiom-Cgil  – perché
Italtel è un'industria all'avanguardia e con ottime
potenzialità che in questo momento rischia di morire".
Secondo i sindacati lo sblocco dei fondi per la banda larga – gli
800 milioni di euro ormai congelati da tempo immemore – potrebbero
risollevare le sorti dell'azienda "Per ora siamo in una
situazione di stallo – ha sottolineato Roberto Dameno, delegato
Fiom – e ci prepariamo ad azioni più eclatanti per chiedere un
impegno concreto del Governo".

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