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L’Italia perde colpi nell’Ict. Ultima fra i Paesi del G8

Nella classifica delle 25 economie più avanzate il belpaese al 22mo posto. Al palo investimenti e ricerca. Nelle aziende scarseggiano i pc e si allarga il gap su Internet banking ed e-commerce

12 Mag 2010
Ultima tra i membri del G8, ventiduesima tra i 25 Paesi più
avanzati. Sono le poco confortanti posizioni acquisite
dall’Italia nella “Connectivity Scorecard”, classifica
annuale commissionata da Nokia Siemens Networks, che misura il
livello di connettività delle nazioni in base alle
infrastrutture e all’utilizzo di tecnologie da parte di
cittadini, imprese e apparato statale. La classifica 2010 vede
l’Italia scivolare di tre posizioni rispetto al 2009. In testa
la Svezia seguita da Stati Uniti e Norvegia, mentre confermano un
buon piazzamento anche gli altri paesi del Nord Europa. Dopo
l’Italia si posizionano Ungheria, Polonia e Grecia.

Se l’adozione di tecnologie per la telefonia può dirsi
massiccia, l'Italia registra risultati meno incoraggianti per
la penetrazione di banda larga. Tra i cittadini si riscontra un
uso particolarmente basso di internet banking, e-commerce e, a
sorpresa, nell’utilizzo degli sms. Nelle aziende risultano
bassi, invece, l’adozione di computer, gli investimenti e la
ricerca in Ict, mentre va meglio sui fronti banda larga e
telefonia. Nel settore pubblico si segnala, invece, il dato
positivo relativo all’esistenza di servizi di e-government.

“La ricerca evidenzia ancora una volta l’importanza della
connettività quale fattore chiave per la crescita economica –
sostiene Giuseppe Donagemma, responsabile della divisione Europa
per Nokia Siemens Networks -. Il gap che registra l’Italia deve
spingere ad un’azione congiunta di tutto il sistema, che non
tralasci anche una decisa azione di alfabetizzazione digitale”.
In Italia, secondo dati europei, “il 58% della popolazione non
ha mai usato Internet”, ricorda Donagemma. “Queste persone
rappresentano un alto potenziale, ma per sfruttarlo servono
infrastrutture e alfabetizzazione”.