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La Mia Impresa Online: in sei mesi 27mila Pmi

Primo bilancio per il consorzio partito a maggio formato da Google, Poste Italiane, Seat Pg e Dada. L’11% delle aziende punta sull’e-commerce e il 25% sulla pubblicità con il motore di ricerca

07 Nov 2011

Sono oltre 27mila le aziende che, a
sei mesi dal lancio
de La Mia Impresa Online.it – il progetto
congiunto di Google, Seat Pagine Gialle, Register.it e Poste
Italiane per portare online piccole e medie aziende italiane che
non hanno ancora abbracciato il digitale – hanno già registrato il
proprio dominio web e fatto il loro debutto in rete.

E' la Lombardia la regione che ha visto il maggior numero di
pmi registrare il proprio dominio Internet con quest'iniziativa
(con il 17,9% di adesioni), seguita da Lazio (11,1%), Campania
(9,8%), quindi Piemonte (7,4%) e Sicilia (7,4%).

Delle oltre 27mila aziende approdate sul web, l'11% ha attivato
una piattaforma di e-Commerce – più del doppio rispetto alla media
nazionale del 5% – e il 25% ha avviato una campagna di
comunicazione online con Google AdWords.

Le imprese edili e immobiliari sono le categorie professionali che
hanno aperto di più le porte al web (4,8%), seguiti da ristoranti
e pizzerie (2%) e da agenti e rappresentanti di commercio (1,4%).
Seguono idraulici, bar e caffè, negozi e consulenti di
informatica, abbigliamento, parrucchieri, avvocati, imprese di
pulizia, concessionari, meccanici, architetti e studi
pubblicitari.

Con una crescita del 10% rispetto al 2009, l'Internet economy
italiana ha raggiunto nel 2010 un valore di 31,6 miliardi di euro,
pari al 2% del Pil italiano. Di fatto, per ogni euro di crescita
del Pil da qui al 2015, in media 15 centesimi saranno legati ad
Internet. Nel 2015 l'Internet economy italiana rappresenterà
tra il 3,3% e il 4,3% del Pil, equivalente a circa 59 miliardi di
euro, quasi il doppio dei valori attuali.

Eppure, secondo i dati di Eurisko, solo il 25% del totale delle
piccole e medie imprese italiane ha un sito, e se ci si concentra
sulle imprese con meno di dieci dipendenti, la percentuale scende
al 20%. Tuttavia, le piccole e medie imprese attive su Internet
fatturano di più, assumono di più, esportano di più e sono più
produttive di quelle che non sono presenti sul web.

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