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Lavoro, italiani affetti da stress da utilizzo del Web

Più lento è il Web più aumenta lo stress sul lavoro e diminuisce la produttività, per un costo comunitario di 20 miliardi di euro

16 Lug 2009

Italiani affetti da livelli inaccettabili di “stress da utilizzo
del Web”. Tutta colpa della lentezza delle applicazioni online,
fonte di frustrazione nonché di scarsa produttività. A dirlo è
Ca una delle più grandi società di software per la gestione
dell’IT, che ha diffuso i risultati di una nuova ricerca
indipendente dall’esplicativo titolo: “Ca Web Stress Index”
2009.

L’indagine – condotta intervistando 1.000 ‘lavoratori della
conoscenza’ (knowledge worker), cioè lavoratori qualificati che
utilizzano il pc almeno quattro ore al giorno per svolgere il loro
lavoro, in Francia, Germania, Italia, Spagna e Gran Bretagna
mediante questionari on-line (200 per Paese)  – ha prodotto
risultati che le aziende, soprattutto nell’attuale situazione
economica non possono non prendere in considerazione. Se è vero,
come dice l’Unione Europea che il costo annuo dello stress da
attività lavorativa è di 20 miliardi di euro.

Lo studio ha confermato che l’uso delle applicazioni Web occupa
una parte sempre più rilevante del lavoro quotidiano. Il 74% dei
lavoratori, infatti, ha dichiarato di dover utilizzare il Web per
svolgere la propria attività molto più frequentemente ora di due
anni fa e quasi tutti gli intervistati (il 98%) hanno ammesso che
non potrebbero più svolgere il loro lavoro senza dover utilizzare
le applicazioni online. In compenso, il 29% ha riconosciuto di
scontrarsi ogni giorno con problemi di performance delle
applicazioni, mentre un altro 36% ha parlato del verificarsi
settimanale di cadute prestazionali. L’aspetto preoccupante è
che il 91% ha affermato di essere costretto a usare determinate
applicazioni gestionali anche se non funzionano bene. Dai risultati
emerge quindi un quadro alquanto deprimente di dipendenti
forzatamente inoperosi e tempi morti.

Nell’economia basata su Internet gli utenti finali coltivano
aspettative altissime e pretendono che le applicazioni Web siano
sempre disponibili e rispondano istantaneamente. La ricerca l’ha
confermato: il 34% dei lavoratori concede a un’applicazione solo
10 secondi per rispondere prima di passare a qualcos’altro;
quando sono trascorsi 20 secondi, il 55% ha esaurito la pazienza e,
allo scadere del minuto, il 75% ha superato la propria soglia di
sopportazione dello stress e passa ad altro.

Insomma, parte dello stress da Web dipenderebbe anche dalle alte
aspettative che gli utenti hanno rispetto alle prestazioni
tecnologiche. Alla domanda sul tempo stimato necessario per
risolvere eventuali problemi o errori, gli intervistati hanno
manifestato aspettative altrettanto elevate: il 53% ha dichiarato
che i problemi andrebbero risolti entro 10 minuti; la percentuale
sale all’82% per chi parla di un’ora e al 97% per la
risoluzione in giornata. Secondo il 75%, la mancata performance
delle applicazioni genera tempi morti e cali di produttività,
mentre il 41% viene colto da rabbia e il 38% prova addirittura
insoddisfazione nei confronti del proprio lavoro. I costi aziendali
dello stress da lavoro sono noti e si manifestano sotto forma di
elevato turnover del personale, aumento dei giorni di malattia e
assenteismo, pensionamento anticipato, minore resa, gestione poco
efficiente del proprio tempo e minore produttività.

“Le applicazioni Web sono fondamentali nella maggior parte delle
organizzazioni e quasi tutto il nostro lavoro dipende o è
influenzato dall’uso di questi sistemi online. La loro
operatività è cruciale ai fini del business aziendale, perciò
qualsiasi abbassamento del livello delle loro prestazioni va a
incidere sulla produttività e sul morale, con ricadute immediate
per l’azienda” spiega Kobi Korsah, Director of Emea Product
Marketing in Ca.

Per Alexander Kjerulf, Chief Happiness Officer of the Happy at Work
Project “le organizzazioni pretendono che il personale sia
efficiente e produttivo sul lavoro, ma quando i sistemi informatici
si bloccano, i dipendenti si stressano e provano un senso di
frustrazione per l’impossibilità di svolgere anche le attività
più elementari”. Tutto questo in controtendenza con ciò che
dovrebbe verificarsi. “Siamo ‘felici sul lavoro’ – continua
Kjerulf – quando ci sentiamo efficienti, capaci e in grado di
creare valore aggiunto”. Stress a parte, stando allo studio pare
che a rimetterci sia anche l’azienda. Per il 70% del campione
intervistato, infatti, una funzione IT interna di scarso livello
incide negativamente sul giudizio che i dipendenti hanno
sull’azienda per la quale lavorano e se i sistemi informatici
impiegati al lavoro sono inadeguati, il 50% non raccomanda ad altri
il l’azienda presso la quale lavora e il 32% prende addirittura
in considerazione la possibilità di andarsene.