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Lorenzi (Alu): credito di imposta per l’R&S

L’amministratore delegato di Alcatel-Lucent Italia: “Per mantenere in Italia gli investimenti delle multinazionali è necessario creare un ambiente competitivo, favorevole all’innovazione”

22 Nov 2010

Credito d‘imposta a favore della Ricerca e Sviluppo, agevolazione
degli investimenti per l’innovazione: sono le due misure
“urgenti” chieste dal presidente e amministratore delegato di
Alcatel Lucent Italia Stefano Lorenzi nel corso del convegno
“Futuro fotonico” organizzato dalla multinazionale
franco-americana nella sede di Vimercate.

Lorenzi ha ricordato come l’Italia abbia una grande tradizione di
presenza di multinazionali delle telecomunicazioni, con realtà
molto significative anche nel settore della ricerca. La stessa
Alcatel ha oltre mille persone che lavorano in attività di R&S, in
particolare nella fotonica e nelle applicazioni software. Tuttavia,
oggi è l’intera filiera delle telecomunicazioni ad essere sotto
pressione; tanto che rispetto ad alcuni anni fa il panorama delle
tlc italiane “si è prosciugato”.
Gli operatori sono stretti fra un traffico che raddoppia ogni due
anni e ricavi che non accompagnano questa dinamica. Cambiano i
business model ed entrano pesantemente in campo nuovi player over
the top che non hanno l’esigenza di investire in infrastrutture.
Di tutto ciò ne risente negativamente l’intera filiera.

Anche le multinazionali che in passato hanno creduto molto
nell’Italia, oggi devono confrontarsi con una vision che non può
che essere globale. “Per continuare ad attirare i loro
investimenti l’Italia deve essere competitiva a molti
livelli:costo, chiarezza del quadro normativo, flessibilità,
fiscalità, finanziamenti agevolati. È su tutti questi parametri
che le multinazionali confrontano l’Italia con gli altri Paesi
che, come ad esempio la Francia, hanno strumenti molto più
efficaci di nostri”, ha avvertito Lorenzi.
Alcatel Lucent Italia investe 140 milioni l’anno (il 14% del
fatturato) in ricerca e sviluppo con un supporto pubblico che si
colloca appena fra uno e due milioni. “Se l’Italia non vuole
perdere il treno, deve fare qualcosa di concreto rapidamente: a
partire dal credito d’imposta e dagli investimenti per
l’innovazione”.