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Mancata raccolta dei rifiuti elettronici. L’Ue convoca il Governo

Dopo l’inchiesta di Greenpeace, che documenta il mancato rispetto nel 50% dei negozi italiani della norma europea sugli scarti hi-tech, Bruxelles chiede chiarimenti alle autorità competenti di casa nostra

09 Mar 2011

Prima risposta dell'Ue dopo il lancio della video inchiesta di
Greenpeace sulla problematica adozione in Italia del decreto
"uno contro uno" per la raccolta dei rifiuti elettronici.
L'interrogazione, presentata dall'eurodeputato Sonia Alfano
alla Commissione europea, sull'esito dell' indagine
pubblicata dall'associazione lo scorso dicembre, ha spinto la
Commissione a chiedere chiarimenti all'Italia. Ad annunciarlo
è Greenpeace ricordando che "secondo il decreto "uno
contro uno" il rivenditore hi-tech ha l'obbligo di
ritirare gratis il prodotto usato a fronte di un nuovo
acquisto".

I risultati dell'indagine di Greenpeace dimostrano invece il
mancato rispetto della legge per circa la metà dei negozi
intervistati. "Nel 63 per cento dei casi, inoltre – afferma il
gruppo ambientalista – non veniva neanche fornita la giusta
informazione ai clienti sul ritiro gratuito, nonostante il decreto
fosse entrato in vigore da sei mesi".

"Nell'interrogazione, l'eurodeputato Alfano chiedeva
alla Commissione – riferisce l'associazione – se i risultati
delle indagini di Greenpeace non ponessero dubbi sulla concreta
attuazione della Direttiva sui rifiuti elettronici in Italia. A
distanza di poco più di un mese, il Commissario per l'Ambiente
Janez Potočnik risponde che 'la Commissione chiederà alle
autorità competenti di fornire maggiori informazioni in
merito'".

"Ancora una volta, su una materia scottante come la gestione
dei rifiuti dobbiamo arrivare all'Unione europea, per ottenere
risposte" commenta Vittoria Polidori responsabile della
campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

"E' sconcertante – aggiunge Polidori – il silenzio tombale
del ministero dell'Ambiente italiano che non si espone,
nonostante venga sistematicamente messo a conoscenza dei risultati
delle nostre indagini".

L'inchiesta di Greenpeace, che è stata realizzata in 107
negozi di elettronica di 31 città italiane, ha coinvolto cinque
rivenditori, Eldo, Euronics, Mediaworld, Trony e Unieuro. "Nel
frattempo alcuni di essi, dopo aver preso visione dei nostri
risultati, hanno avviato le opportune verifiche interne"
precisa l'associazione, avvertendo che "online si può
consultare la classifica aggiornata che vede Unieuro al secondo
posto rispetto al penultimo, occupato lo scorso dicembre".

Nell'interrogazione, ricorda ancora il gruppo ambientalista,
"l'eurodeputato Alfano aveva informato la Commissione
anche sui risultati dell'indagine di Greenpeace sui centri di
raccolta dei rifiuti effettuata nel 2009". "Questi
centri, che dovrebbero accogliere i rifiuti di privati cittadini e
dei distributori, – dice l'associazione – sono insufficienti,
non sempre accessibili alla grande distribuzione e in alcuni casi
fatiscenti".

"Ci chiediamo cosa stia aspettando il ministero
dell'Ambiente a mettere l'Italia al passo con la Direttiva
sui rifiuti elettronici del 2002. La fase di raccolta di questi
pericolosi scarti – conclude Polidori – è determinante non solo
per tutelare ambiente e salute ma anche per ottimizzare il sistema,
incrementare l'occupazione e garantire il recupero, o il
corretto smaltimento, di tutti i rifiuti hi-tech".