Niente diritto all'oblio per casi giudiziari gravi - CorCom

LA PRONUNCIA

Niente diritto all’oblio per casi giudiziari gravi

Lo ha stabilito il Garante Privacy: la deindicizzazione dei link viene meno quando le notizie sono riferite a eventi causa di “forte allarme sociale” e con un iter processuale chiuso da poco

12 Dic 2016

Andrea Frollà

Per vicende giudiziarie di particolare gravità e il cui iter processuale sia concluso da poco tempo non è invocabile il diritto all’oblio. Prevale in questi casi l’interesse pubblico alla conoscenza delle news. Lo ha stabilito il Garante della privacy, dichiarando infondata la richiesta di deindicizzazione di alcuni articoli presentata da un ex consigliere comunale, coinvolto in un’indagine per corruzione e truffa. La pronuncia dell’authority si riferisce a una vicenda iniziata nel 2006, che per il politico comunale si è chiusa 6 anni dopo con una sentenza di patteggiamento e una pena interamente coperta da indulto.

L’ex consigliere si era rivolto al Garante dopo il rifiuto di Google alla sue richieste di deindicizzazione. Nel ricorso il proponente chiedeva la rimozione di alcuni url che risultavano digitando il suo nome e cognome nel motore di ricerca, facendo riaffiorare l’indagine in cui era rimasto coinvolto. Non ricoprendo più incarichi pubblici e operando in un settore privato, spiegava nel ricorso l’ex consigliere, la permanenza in rete di notizie, risalenti a circa dieci anni prima e ormai prive di interesse, gli avrebbe arrecato un danno all’immagine, alla vita privata e all’attuale attività lavorativa.

Rigettando invece la richiesta e alla luce delle Linee guida dei Garanti europei, l’Autorità ha rilevato che “sebbene il trascorrere del tempo sia la componente essenziale del diritto all’oblio, questo elemento incontra un limite quando le informazioni di cui si chiede la deindicizzazione siano riferite a reati gravi e che hanno destato un forte allarme sociale”.

Nella circostanza specifica, nonostante fosse trascorso un certo lasso di tempo dai fatti riportati negli articoli, ha sottolineato l’Autorità, “meritava considerazione il fatto che la vicenda giudiziaria si fosse definita solo pochi anni prima”. Oltre a ciò, alcuni url riattualizzavano la notizia richiamandola in articoli relativi ad una maxi inchiesta sulla corruzione pubblicati fino al 2015 e la loro relativa attualità “dimostra l’interesse ancora vivo e attuale dell’opinione pubblica”.

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