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Nomi di dominio, la nuova corsa all’oro

Si scalda il fronte sull’assegnazione dei “suffissi” tematici di Internet. Dopo la richiesta di Icann di imporre un prezzo di attivazione di 185mila dollari lancia una proposta il dipartimento del Commercio Usa: potere di veto ai governi sui futuri nomi

09 Feb 2011

A pochi giorni dall'annuncio da parte dell'Icann che gli
indirizzi Internet sono finiti (almeno nell'era dell'Ipv4),
arriva a scaldare il fronte Web la polemica sull'assegnazione
dei futuri suffissi tematici. Quanti .auto, .video, .music avremo?
Saranno utili per rendere la rete più facile ed accessibile o
serviranno soltanto a creare il caos? E soprattutto, come verranno
gestiti? Quanto varrà la nuova corsa all'oro?

Il Dipartimento del Commercio Usa ha chiesto che vengano modificate
le regole dell’Icann, l'organismo internazionale per
l'assegnazione dei domini: in un documento si chiede di dare ai
governi dei vari Paesi la possibilità di rigettare le richieste
per domini di primo livello (i cosiddetti gTld) senza dover fornire
particolari giustificazioni di tipo legale. In particolare
l'Icann dovrebbe accettare a verbalizzare ogni eventuale veto
richiesto da un governo di un qualsiasi Paese: nel caso che nessun
altro Paese eccepisca sul veto, Icann dovrebbe rigettare il Gtld in
questione. Una mossa che ha scatenato le associazioni a difesa dei
diritti civili che temono il rischio di ingerenze dei governi e il
ripetersi di un caso Cina (con il firewall di Stato) o Egitto
(controllo di rete).

Ma il documento del Dipartimento del Commercio Usa rilancia anche
le polemiche sul versante commerciale della gestione degli
indirizzi. Icann chiede infatti che il costo d’attivazione degli
indirizzi "personalizzati" sia di 185mila dollari più
una tassa annuale di 25 mila dollari.

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