Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Nuove scosse in Giappone: le hi-tech company fermano gli impianti

Il sisma di ieri ha provocato un crollo dell’erogazione di energia elettrica costringendo Canon, Sony, Nikon, Fujitsu, Tokyo Electron, Ntt Docomo e Kddi ad arrestare la produzione

08 Apr 2011

Canon, Sony, Nikon, Fujitsu, Tokyo Electron, NTT DoCoMo e KDDI
hanno chiuso gli impianti a seguito del terremoto di magnitudo 7.1
che ieri ha colpito nuovamente il Giappone provocando danni e
riaccendendo l’allarme nucleare. La nuova scossa sismica ha
bloccato il recupero della produzione che si era interrotta in
seguito agli ingenti danni provocati dal terremoto e dallo tsunami
che avevano colpito il Giappone lo scorso 11 marzo.

"Ognuno sperava di riprendere la produzione e tornare in
pista, e questa scossa di assestamento porterà nuove
interruzioni" ha detto Steven Zhang, analista presso Dbs
Vickers Securities di Hong Kong. "Questo avrà un impatto
negativo sulla catena di approvvigionamento".

Sony, il più grande esportatore giapponese di elettronica di
consumo, ha spiegato che ieri sono stai costretti a sospendere la
produzione in due stabilimenti nella prefettura di Miyagi a causa
delle frequenti interruzioni di corrente causate dalla più forte
scossa di assestamento che si sia registrata dall’11 marzo. La
scossa di ieri, andandosi sommare a quelle della prima fase del
terremoto, porta il computo dei danni a 25 trilioni di Yen ( circa
293 miliardi di dollari), che equivalgono allo 0,5 per cento
dell’economia dell’intero Paese.

Tokyo Electric ha detto che prevede una carenza giornaliera di
alimentazione elettrica di 8.500 megawatt, e questa estate la
domanda può arrivare ad picco a circa 55 mila megawatt. Secondo le
stime di Goldman Sachs Group, il terremoto dell’11 marzo, ha
provocato la perdita dell’ 11 per cento della capacità di
produzione di elettricità del Giappone.

"Le società giapponesi, dopo questo terremoto, dovranno
pensare a diversificare i loro impianti di produzione. Hanno
bisogno – ha continuato Khiem Do, il capo della sezione asiatica di
Baring Asset Management – di capire dove localizzare gli impianti
di produzione off-shore, che dovrebbero stare vicino al mercato
finale".

I commenti sono chiusi.

LinkedIn

Twitter

Whatsapp

Facebook

Google+

Link