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Oracle licenzia ancora: pesa l’integrazione Sun

I costi di ristrutturazione toccano il miliardo di dollari, il triplo rispetto a quanto inizialmente previsto. Ma il Ceo di Oracle, Larry Ellison, crede nell’operazione e assicura: “Faremo crescere Sun”

08 Giu 2010

Nuovi tagli di personale in vista per Oracle, perché
l’integrazione della neo-acquisita Sun pesa sui conti più del
previsto. Il colosso americano del business software ha calcolato
che dovrà sobbarcarsi spese di ristrutturazione pari a un miliardo
di dollari, una cifra nettamente superiore a quanto in precedenza
stimato: "appena" 325 milioni.

In un documento registrato presso l'ente regolatore americano
l’azienda dichiara di prevedere una spesa aggiuntiva tra i 675 e
gli 825 milioni soprattutto a causa del pagamento delle
liquidazioni dei dipendenti licenziati che saranno "più del
previsto", soprattutto in Europa e Asia, anche se Oracle non
ha fornito precisazioni.

Fin dall’annuncio dell’acquisizione di Sun, gli analisti hanno
formulato diverse ipotesi sui possibili licenziamenti. Sun aveva
già mandato via il 9% della forza lavoro prima dell’accordo con
Oracle e in seguito alcuni analisti si sono spinti a prevedere il
licenziamento della metà dei dipendenti Sun per far tornare la
società in attivo. Il Ceo di Oracle Larry Ellison ha
immediatamente respinto le speculazioni come “irresponsabili” e
anzi ha dichiarato a gennaio che sarebbero stati assunti 2.000
nuovi dipendenti, “circa il doppio delle persone che stiamo
licenziando. Non taglieremo Sun per renderla profittevole, ma la
faremo crescere”, ha aggiunto.

Tuttavia l'indicazione che arriva oggi sugli ulteriori costi di
ristrutturazione, che peseranno “fino a tutto il 2011”, lascia
immaginare che i tagli sul personale saranno un po’ più pesanti
del previsto. “Elimineranno le ridondanze e aumenteranno
l’efficienza”, si è limitata a commentare Oracle.