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OVER THE TOP. Telco contro content provider. Internet, la guerra fredda

Lo scontro fra i due “partiti” renderà il Web diverso da come lo abbiamo conosciuto finora. Primi effetti tangibili già da quest’anno. La separazione fra rete fissa e rete mobile decretata dalla net neutrality Usa apripista per le future regole

24 Gen 2011

Utenti e aziende farebbero bene a prepararsi a una Internet
parecchio diversa da quella a cui sono abituati. Il suo nuovo volto
sarà il risultato dello scontro-incontro tra due partiti: gli
operatori telefonici da una parte e i content provider (tipo
Google), dall’altra; anche noti agli addetti ai lavori come
“over the top”. Già nel 2011 dovremmo vedere i primi effetti,
nel mondo, di questa tensione tra le forze che operano sul web.
L’hanno ribadito Google, At&t e Verizon, in conferenza a inizi di
gennaio, durante il Ces, la fiera di elettronica di consumo di Las
Vegas.
Questi tre sono coloro che più stanno facendo da pionieri, per
questo dibattito. Le loro posizioni, espresse al Ces, fanno capire
come si stanno posizionando i pezzi sulla nuova scacchiera del
web.
Per prima cosa, è ormai evidente che cambierà in qualche modo il
funzionamento di Internet. Per due motivi. Ormai sono favorevoli a
cambiare le dinamiche di Internet anche gli over the top, che fino
a poco tempo fa lottavano per lasciarle inalterate. Le istituzioni
americane ed europee, inoltre, stanno lasciando aperta la porta a
nuovi meccanismi alla base di Internet. Un risvolto previsto,
durante un’intervista al Corriere delle Comunicazioni, da
Maurizio Dècina, ordinario di reti e comunicazioni al politecnico
di Milano e uno dei più attenti osservatori del settore.
Secondo punto fermo: si va verso una separazione tra rete fissa e
rete mobile, per quanto riguarda le regole e i rapporti tra
operatori e over the top. Sul fisso, le nuove regole ricorderanno
di più le vecchie, a favore degli interessi degli over the top;
sul mobile, gli operatori avranno la mano più libera per cambiare
le carte da gioco.
Sono aspetti che emergono dall’analisi di quanto sta accadendo
negli Usa che stanno facendo avanguardia nel dibattito. Il nuovo
status quo che si sta formando lì indirizzerà le dinamiche del
resto del mondo (a cominciare dall’Europa). Al Ces, infatti, gli
attori commentavano le nuove regole disegnate a dicembre da Fcc
(Federal communications commission), che è l’Authority Tlc
nazionale. Google si è detta sostanzialmente d’accordo. AT&T
pure, ma con qualche cautela. Verizon è contraria.
Vediamo in sintesi: il primo principio stabilito da Fcc è che
tutti gli operatori banda larga dovranno dire agli utenti e agli
innovatori (cioè aziende di servizi web) come gestiscono il
traffico, le caratteristiche prestazionali del servizio e i termini
commerciali dell’offerta. Secondo principio: gli operatori banda
larga fissi non potranno bloccare applicazioni, servizi, terminali
non dannosi alla rete e contenuti legali. Fcc vuole così evitare
due cose: che gli operatori impediscano agli utenti di accedere a
certi contenuti e che chiedano ai fornitori un pedaggio per
traghettare i loro dati fino agli utenti. Terzo: gli operatori
fissi non potranno fare “discriminazioni irragionevoli” sul
traffico legale degli utenti. Sì alla gestione del traffico
(accelerazioni, rallentamenti di pacchetti, prioritizzazioni) per
tutelare la sicurezza e l’integrità del network e per evitarne
la congestione. È “irragionevole”, invece, chiedere un
pedaggio al fornitore del servizio per dargli priorità o per
permettergli di raggiungere gli utenti.
Gli operatori mobili sono tenuti solo alla trasparenza; a loro è
vietato solo bloccare siti legali e applicazioni che vanno in
concorrenza con i loro servizi voce e video. Possono quindi
accelerare o rallentare servizi.
Quarto principio: diventa permesso sperimentare con i “servizi
specializzati” (anche chiamati “gestiti”). I fornitori di
servizi futuri (distinti da quelli della normale Internet) potranno
pagare gli operatori per farli andare più veloci e avere qualità
garantita. Esempi di servizi specializzati, a detta di Fcc: sistemi
di sicurezza domestica, smart grid, teleassistenza medica, future
forme di intrattenimento e comunicazione. Sola condizione, che
questi servizi non minino la normale Internet. L’Ue non ha
fissato regole, ma il commissario Neelie Kroes (la massima
autorità a riguardo) ha detto che per ora lascerà fare al
mercato. Si limiterà a vigilare contro condotte anticompetitive.
L’idea di fondo, che si è affermata sia da noi sia negli Usa:
consentiamo agli operatori, soprattutto ai mobili, di sperimentare
con nuovi servizi e accordi. In modo da non scoraggiare i futuri
investimenti nelle reti di nuova generazione fisse e mobili. Le
carte già sul tavolo ci dicono la piega che sta prendendo la
partita. Sull’accesso di rete fissa arriveranno servizi futuri,
frutto di accordi speciali, mai visti prima, tra operatori e over
the top. È improbabile invece che questi ultimi dovranno pagare
gli operatori fissi per traghettare, fino all’utente, i servizi
della normale Internet. Le telco potranno sbizzarrirsi sul mobile,
invece, inaugurando pratiche e accordi inediti con gli over the top
anche per i servizi Internet base. Le novità, su fisso e mobile,
favoriranno probabilmente gli attori che riusciranno ad accordarsi
prima. È questa la principale incognita: che gli accordi già
stretti tra le parti diventino barriere all’ingresso –
soprattutto sul mobile – per i nuovi entranti nel mercato Internet.