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Pagamenti “innovativi”, nasce l’osservatorio ad hoc

Da Sia-Ssb, Capgemini e CeTif un’iniziativa per studiare le prospettive di business legate ai servizi erogati da istituti non bancari, incluse le Tlc

15 Apr 2010

Un osservatorio di ricerca dedicato agli istituti di pagamento non
bancari. È quello realizzato da Sia-Ssb in collaborazione con
Capgemini e CeTif, università Cattolica, con l’obiettivo di
fornire supporto alle nuove Payment Institutions (introdotte dalla
Direttiva Europea sui Servizi di Pagamento -Payment Services
Directive – Psd, entrata in vigore in Italia il 1° marzo scorso)
attraverso l’analisi di mercato del mondo dei pagamenti, dei
requisiti necessari, di business, di vigilanza, organizzativi e
informatici, e la proposta tecnologica di possibili soluzioni
applicative che consentano agli Istituti di Pagamento di operare
all’interno del nuovo contesto di riferimento.

Tra i principali progetti che verranno lanciati c’è
l’imminente avvio di una survey focalizzata sulle Payment
Institutions e volta ad analizzare i driver della domanda e
dell’offerta, i potenziali servizi, la tipologia di clientela da
indirizzare, le motivazioni e le aspettative dei fruitori finali. I
dati qualitativi e quantitativi della ricerca permetteranno di
tracciare una mappa del nuovo mercato, oltre ad una parentesi sullo
scenario europeo, in particolare sui paesi già attivi.

“Le Payment Institutions sono l’inizio di una nuova ere. E’
dalla fine degli anni Ottanta che si stava pensando di aprire il
mercato dei servizi di pagamento ai soggetti non bancari – spiega
Carlo Tresoldi, presidente di Sia-Ssb -. Grazie alla disponibilità
di tecnologie avanzate, oggi questi nuovi player possono finalmente
affacciarsi su questo mercato. Ci si è anche interrogati a lungo,
in particolare, sulla questione della vigilanza di questi possibili
prestatori di servizi di pagamento appartenenti a settori non
bancari, storicamente non sottoposti ai controlli dell’autorità
monetaria tipici del sistema bancario. Il dibattito a livello
istituzionale è andato avanti per molti anni ed ha finalmente
avuto un’accelerazione nel 2000, con l’avvio delle attività
che hanno reso possibile la nascita delle Payment Institutions.
Oggi è fondamentale capire come la questione relativa alle
esigenze di vigilanza verrà affrontata in ambito europeo, poiché
per raggiungere l’obiettivo Sepa, creando quindi un’area unica
dei pagamenti in euro, si deve necessariamente poter contare su
condizioni armonizzate in tutti i Paesi dell’Unione
Europea”.

Grazie alla Psd, le imprese che erogano servizi di pagamento hanno
infatti l’opportunità di ampliare il loro portafoglio (come ad
esempio la domiciliazione delle bollette, l’accredito dello
stipendio, i finanziamenti a breve), gestire direttamente incassi e
pagamenti all’interno di una community (ad esempio i fornitori e
clienti di una Gdo, telco) in ambito domestico ed europeo, gestire
rimesse di denaro verso l’estero, nonché emettere carte di
pagamento e convenzionare gli esercenti.

“Si delineano interessanti prospettive per operatori non
specializzati, come i retailers, che potrebbero utilizzare la
propria rete distributiva a costi marginali – afferma Sergio
Magnante, Financial Services Leader di Capgemini Italia – tutto
ciò allo scopo di intercettare una parte di clientela oggi “poco
bancarizzata”, incidendo sulla riduzione del ricorso al contante.
Così come per soggetti “grandi pagatori e/o grandi
fatturatori”, che internalizzando e gestendo in autonomia i
pagamenti potrebbero ottenere benefici in termini di costi e di
flessibilità del servizio reso.

In Italia, in base alle elaborazioni di Capgemini su dati del
Bollettino Statistico di Banca d’Italia e Bce 2008, il business
dei pagamenti presenta dimensioni significative con ricavi che si
attestano tra i 5 ed i 7 miliardi di euro, inclusi i giorni
valuta.
Il numero dei conti è pari a 44,3 milioni su 58,5 milioni di
abitanti. Supera invece i 3.8 miliardi il numero delle transazioni
che riguardano i bonifici (28%), incassi (14%), carte (37%) ed
altre operazioni (21%).

“In Europa, i primi ad essere diventati Istituti di Pagamento
sono stati i fornitori di servizi Ict, i processor, gli acquirer di
carte di credito e debito ed i money transfer operator – precisa
magnate -. Attualmente se ne contano complessivamente una
settantina circa distribuiti tra Uk, dove sono quasi 60, cinque in
Irlanda, uno ciascuno tra Danimarca e Lussemburgo”.

Per consentire ai nuovi soggetti (Gdo, aziende Ict, multiutility)
di sfruttare quanto più possibile le opportunità legate ai nuovi
servizi di pagamento ripensando i propri modelli di business, il
Sia-Ssb ha progettato e realizzato specificamente un’innovativa
infrastruttura tecnologica, denominata “Payment Institutions Easy
Box”. La piattaforma è costituita da un sistema completo e
integrato, basato su un approccio modulare che include tutti i
servizi di pagamento previsti per le Payment Institutions, le
funzioni di compliance e di vigilanza ed ulteriori attività
accessorie.

La nuova soluzione erogata agli Istituti di Pagamento come
“Software as a Service” (in modalità di servizio) comprende
application management, facility management, back office,
consulenza e si articola in tre diverse modalità, in coerenza con
il percorso strategico che ogni Payment Institutions intende
intraprendere.

Grazie alla piattaforma le organizzazioni potranno avvalersi di un
unico gateway per l’accesso alle reti e ai circuiti a livello
domestico e cross-border e di una serie di ulteriori servizi a
valore aggiunto quali connettività, accesso multicanale e
monitoraggio delle transazioni real time.