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Passera: “Credito all’Ict”

Il numero uno di Intesa SanPaolo: “Finanziare l’innovazione per dare un futuro al Sistema Italia”

17 Mag 2010

Corrado Passera l’innovazione ce l’ha nel sangue. Ne ha dato
prova in Poste Italiane, l’azienda che ha lanciato sulla strada
del risanamento perseguendo l’efficienza e portandola in nuovi
mercati, come quelli finanziari. E ne ha dato prova ancor di più
quando si è trovato, all’alba dell’era del telefonino, nel
ruolo di co-amministratore delegato di Olivetti nel momento in cui
il gruppo di Ivrea battezzava l’avventura Omnitel e Infostrada. E
poi è stata la volta di Intesa prima e successivamente di Intesa
SanPaolo, di cui è attualmente amministratore delegato.

Da metà aprile insieme con Assinform, l’associazione Ict di
viale dell’Astronomia, ha dato il via ad un piano che prevede un
miliardo di finanziamenti alle imprese che scelgono di innovare,
con la convinzione che l’innovazione, ne è convinto Passera
“rappresenta la leva numero uno della crescita”.

Quali sono in dettaglio i termini dell’accordo fra Intesa
SanPaolo e Assinform? E perché per un istituto di credito è così
importante scommettere sull’Ict?

L’accordo ha un’enorme importanza: la collaborazione tra
un’associazione di categoria del calibro di Assinform e un grande
istituto di credito come Intesa SanPaolo consente di velocizzare
l’accesso al credito e di abbattere quindi la burocrazia. Quando
si parla di credito di lungo termine le analisi e le valutazioni
sono sempre impegnative. È vero che la banca potrebbe cavarsela
chiedendo ampie garanzie finanziarie. Ma ciò non basta quando in
realtà l’obiettivo è in realtà finanziare progetti di
qualità. Dall’altro lato bisogna considerare che stiamo entrando
in una fase in cui le aziende nel loro assieme saranno meno
“bancabili” anche e soprattutto a causa degli effetti della
crisi e del difficile momento economico. Ed anche per le banche che
vogliono sostenere le aziende non è facile capire come compensare
bilanci in difficoltà.

Quindi?
Quindi abbiamo deciso di dare maggior peso ai progetti che
l’azienda si propone e si impegna a fare. Più che guardare al
passato e al presente ragioniamo sul futuro. E questo ci porta
inevitabilmente a calcare il terreno dell’innovazione di cui
l’Ict è una delle principali componenti. In un Paese come il
nostro, se si vuole crescere davvero, bisogna investire in
innovazione.

Ma è possibile tornare a crescere?
Se l’Italia non rimetterà in moto la macchina dello sviluppo si
troverà ad affrontare una situazione che può farsi molto critica.
La priorità deve essere per tutti, anche per noi come istituto di
credito, trovare il modo per favorire una nuova fase di crescita. E
quando si parla di crescita non si può non finire nel terreno
dell’innovazione, che è la leva più importante.

Dov’è che bisogna innovare?
È necessario coinvolgere tutta la filiera a partire dalle
attività di ricerca fino alla distribuzione. Tuttavia sono
convinto che per fare innovazione, ossia creare valore, sia
necessario innanzitutto passare dalla teoria alla pratica.
Velocemente. Ci sono molti buoni slogan. Ora però bisogna fare in
modo che non restino tali. La leva dell’informatica e delle
telecomunicazioni, ma diciamo pure dell’Ict in tutte le sue
forme, è quella principale su cui fare forza. Il nostro Paese deve
aumentare la propria capacità produttiva e crescere sul fronte
della competitività, e affermare maggiormente la propria presenza
sul mercato globale. Insomma c’è molto da fare e tutti gli
attori in campo – a partire da mondo politico, imprese e banche –
devono impegnarsi affinché si proceda nella direzione giusta.

Il governo secondo lei come dovrebbe intervenire
concretamente?

È tutto il Paese che si deve impegnare di più. Si parla spesso di
innovazione ma poi, ripeto, non si fa abbastanza affinché i
progetti si concretizzino. Basti pensare, ad esempio, che dal punto
di vista fiscale molti investimenti sono stati premiati, ma quelli
che riguardano l’Ict non hanno ancora trovato la giusta
remunerazione. È evidente che bisogna fare di più, soprattutto
quando si tratta di agevolare le aziende che investono in soluzioni
e servizi di nuova generazione che servono a costruire e garantire
il futuro del Paese. Il tema, in ogni caso, è fare sistema: la
storia ci insegna che quei Paesi e quelle economie dove le imprese
industriali, quelle bancarie e l’amministrazione pubblica hanno
lavorato assieme, si sono ottenuti i migliori risultati sul fronte
della crescita e si sono potute impostare strategie di lungo
termine che consentono di fare fronte a momenti difficili come
quello attuale.

Intesa SanPaolo è in prima fila sul “dossier”
innovazione: oltre all’accordo con Assinform sono stati siglati
anche altri accordi. E poi c’è una partecipazione importante in
Telecom Italia via Telco. Specificamente riguardo a Telecom c’è
la questione degli investimenti nella rete. Cosa ne
pensate?

Non entriamo nel merito dei piani di Telecom Italia, ma certamente
siamo molto favorevoli a tutti gli investimenti che l’azienda
decidesse di fare per rendere le reti e il Sistema Italia il più
moderno ed efficiente possibile. Vediamo nell’interesse
dell’azienda, degli azionisti e del sistema Italia, un impegno
forte per dotarci di reti le più innovative e performanti
possibile.

Cos’altro bolle in pentola sul fronte dell’innovazione
in casa Intesa SanPaolo?

Una menzione va di sicuro alla tematica delle nuove aziende: da
tempo siamo in campo per favorirne la nascita, perché siamo
convinti che è necessario guardare al futuro. Ci sono molte
persone che hanno buone idee: il ruolo di un istituto di credito,
oltre che quello di finanziare le buone iniziative e coloro che
credono nel futuro, deve anche essere quello di favorire la messa a
punto di piani di business credibili e sostenibili nel tempo.
Spesso chi ha un’idea vincente non è poi in grado di
concretizzarla sul piano imprenditoriale.

E cosa fate a proposito?
Siamo impegnati nel mettere in contatto chi ha le idee con chi ha i
capitali da investirvi e a volte scendiamo in campo anche in prima
persona. Ma è solo un’esemplificazione di una linea di lavoro
che ci trova impegnati da tanti anni, con finanziamenti ad
investimenti legati all’innovazione, anche senza garanzie, e con
il tentativo di affiancare le imprese italiane, attraverso Intesa
SanPaolo Eurodesk, nella partecipazione ai bandi dell’Unione
Europea, che per favorire l’innovazione mette in campo cifre
rilevantissime. Visto il moltiplicatore elevato che questo tipo di
investimenti ha nell’economia reale, credo che sia un contributo
non da poco.

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