Passera torna a scommettere sulle start up - CorCom

Passera torna a scommettere sulle start up

L’ex ministro rileva il 10% di Club Italia Investimenti 2, incubatore al fianco degli acceleratori d’impresa nella fase pre-seed

12 Dic 2013

Luciana Maci

Corrado Passera mostra di continuare a credere nelle start up investendo nel capitale di Club Italia Investimenti 2, incubatore di aziende per il finanziamento di imprese appena nate.

Particolarmente impegnato sui temi dell’innovazione, del digitale e delle start up quando era ministro dello Sviluppo economico nel governo Monti (istituì ad aprile 2012 una task force proprio per lo sviluppo delle start up innovative guidata da Alessandro Fusacchia), Passera continua questo percorso da “comune cittadino” rilevando il 10% dell’azionariato di Club Italia Investimenti 2.

Si tratta di un progetto nato nel 2008 che punta ad affiancare nella cosiddetta fase di pre-seed (sperimentazione innovativa e finanziamento dell’idea) gli acceleratori d’impresa, ovvero quei “veicoli” che consentono alle start up di elaborare i processi a livello industriale per poi lanciarli sul mercato.

Da indiscrezioni di “Milano Finanza”, oltre all’ex ceo di Intesa San Paolo, che avrebbe rilevato la sua quota qualche settimana fa, ci sono tra gli altri il banker Cristiano Esclapon, con il 19,65% di quote rilevate, Leonardo Ferragamo (15,11%), la Tdb di Paolo Barberis, fondatore di Dada (14,61%), la H-Farm Italia di Riccardo Donadon (10%), il consulente Riccardo Monti (5%) e il top manager dell’Eni, Marco Alverà (5%).

Durante il suo dicastero Passera aveva ribadito che start up e Agenda digitale dovevano diventare la chiave della crescita per il nostro Paese. E, ad un incontro pubblico, aveva dichiarato: “Noi vogliamo far diventare l’Italia più amica delle start-up, aziende innovative che non sempre sono state aiutate nel nostro Paese. Abbiamo analizzato i casi più interessanti in giro per il mondo, coinvolgendo incubatori e acceleratori: ne è uscito un decreto legge dedicato alle nuove imprese innovative, con poca burocrazia, costi inesistenti e contratto di lavoro disegnato sulle esigenze di aziende che nascono, quindi massima flessibilità, possibilità di coinvolgere i collaboratori nel capitale delle società”. Il ministro aveva poi spiegato che “la crescita passa per la creazione di nuove imprese innovative, e l’Italia si è messa in linea con paesi più amici delle nuove imprese”.