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Pizzetti: “Il cloud ha bisogno di regole certe”

Il Garante per la Tutela dei dati personali sottolinea il valore aggiunto della nuova tecnologia, “ma serve una nuova normativa sulla protezione delle informazioni e sulla continuità del servizio”

16 Mar 2011

“La tecnologia cloud va incentivata e non combattuta, ma dentro
un quadro di garanzia”. Ad affermarlo durante l'evento “Ist
Global Cloud Computing” è Francesco Pizzetti, Garante per la
Protezione dei dati Personali.

“Un quadro di garanzia – prosegue il Garante- che non è solo
quello della privacy e protezione dati ma è molto più serio per
cui il consenso non sarà sufficiente, il contratto non basterà,
l'affidare semplicemente a rapporti contrattuali la protezione
dei dati sarà assolutamente inadeguato e la protezione dei dati
finalmente dovrà coinvolgere anche i sistemi di
trasmissione”.

I sistemi di cloud computer vengono criticati principalmente per
gli aspetti legati alla sicurezza e alla continuità del servizio.
Utilizzare un servizio di cloud computing per memorizzare dei dati
personali espone l'utente a potenziali problemi di violazione
della privacy. I dati risultano in possesso dell'azienda che
quindi se avesse un comportamento malevolo potrebbe accedere ai
dati degli utenti al fine di eseguire indagini di mercato o di
profilazione dell'utente.

“Bisognerà capire bene –spiega dunque il Garante- quali
tecnologie cloud, quali tipi di servizi supporremo a notificazione,
occorrerà poi identificare e studiare misure di sicurezza che
vadano anni luce oltre le misure di sicurezza attualmente chieste
perché le misure di sicurezza anche previste dall'allegato
sulle misure di sicurezza del nostro Codice Privacy sono
preistoriche”.
“Questi – conclude – sono i settori su cui si sta lavorando
ovviamente nell'assoluta convinzione del Consiglio d'Europa
che la tecnologia cloud vada incentivata”.

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