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IL PROVVEDIMENTO

Privacy, il Garante: “No ai dati sanitari sul Web”

L’Autorità ha vietato al Comune di Siderno e alla Asl Napoli 2 Nord di pubblicare online le info sulla salute dei cittadini disabili. Al vaglio una possibile sanzione amministrativa per gli enti

23 Gen 2013

Giampiero Rossi

Non si possono mettere online informazioni sullo stato di salute, patologie o handicap di una persona. Lo ha decisio il Garante Privacy che è intervenuto su due gravi casi di violazione della riservatezza vietando al Comune di Siderno e alla Asl Napoli 2 Nord la diffusione in Internet, in qualsiasi area del loro sito istituzionale, dei dati sulla salute di cittadini disabili e di persone che hanno beneficiato di rimborsi per spese sanitarie.

Alle due amministrazioni – spiega il bollettino dell’Authority – è stato inoltre prescritto di conformare la pubblicazione on line di atti e documenti alle disposizioni contenute nel Codice privacy e nelle Linee guida del 2 marzo 2011, rispettando, in particolare, il divieto di diffusione di dati sulla salute. Il Garante ha dichiarato illecito il trattamento di dati effettuato dal Comune e dalla Asl perché in contrasto con la norma che vieta ai soggetti pubblici di diffondere i dati da cui si possano desumere malattie, patologie e qualsiasi riferimento a invalidità, disabilità o handicap fisici o psichici.

Dagli accertamenti effettuati dal Garante a seguito di segnalazioni telefoniche è risultato che sul sito del Comune era liberamente consultabile un allegato al Piano comunale di protezione civile contenente l’elenco delle persone non autosufficienti che abitano da sole o con altri inabili. Nell’allegato erano riportati in chiaro il nome e cognome, la sigla della disabilità oppure la sua indicazione per esteso (per esempio non vedente) e in alcuni casi anche la data di nascita e/o l’indirizzo della persona non autosufficiente. Mentre sul sito della Asl, nella sezione dedicata all’albo pretorio, era presenti le determinazioni con le liquidazioni degli indennizzi per patologie contratte per cause di servizio, rimborsi per spese sanitarie (anche a favore di trapiantati o di persone affette da determinate patologie), che riportavano in chiaro il nominativo e/o il codice fiscale degli interessati o dei familiari che avevano beneficiato dei rimborsi. Con un separato procedimento l’Autorità sta infine valutando gli estremi per contestare al Comune e alla Asl una eventuale sanzione amministrativa.

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