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Privacy, la Ue contro Facebook: “Mette a rischio i minori”

Iniziative in vista contro il social network che ha reso pubblici i profili degli utenti

09 Feb 2010

Viviane Reding, commissario Ue all’Information Society, non
abbandona la sua crociata contro le violazioni della privacy su
Internet, in linea con la posizione dell’intero esecutivo Ue,
deciso a rafforzare le misure a difesa della riservatezza dei dati
personali degli utenti.

Uno dei terreni minati per i consumatori online, soprattutto se
minorenni, sono i social network: sempre più utilizzati (a
dicembre 2008, 211 milioni di europei con più di 15 anni hano
visitato un sito di social networking, quasi il 75% degli utenti
Internet in quella fascia di età), sono stati più volte additati
dalla Commissione europea come “potenzialmente pericolosi” per
gli utenti inesperti.

Come Viviane Reding ha decisamente lottato a favore di una maggiore
tutela della privacy e ha più volte invitato i maggiori player del
settore ad adottare un codice di condotta capace di proteggere gli
utenti, specialmente quelli minorenni. Nell’udienza parlamentare
di gennaio, la Reding ha confermato la sua posizione e minacciato
ulteriori azioni nel nuovo ruolo di commissario alle
Telecomunicazioni.

Oggi il commissario, nel discorso che terrà in occasione dello
European Safer Internet Day a Strasburgo, parlerà in particolare
di Facebook esprimendo la sua "preoccupazione” in merito
alle recenti modifiche sulle pratiche relative alla privacy del
popolarissimo sito sociale. Nonostante le pressioni a migliorare la
protezione dei dati e la sicurezza degli utenti dei social network,
Facebook ha cambiato a fine gennaio la sua policy, rendendo più
facile accedere alle informazioni personali conservate sulla sua
piattaforma. In pratica, da gennaio i profili su Facebook sono
accessibili di default. Occorre che l’utente sia esperto e sappia
di dover scegliere di rendere il profilo privato e visibile solo
agli amici, per poter mantenere il controllo sulle proprie
informazioni personali.

Prima la situazione era opposta: i profili erano privati di default
e resi pubblici solo se espressamente chiesto dall’utente.
“Sono sorpresa da questo improvviso cambio di politica”, dirà
oggi la Reding. “Eppure, sarebbe nell’interesse dei social
network garantire agli utenti il controllo della loro privacy”.
Oggi la Commissione Ue renderà noti anche i risultati di uno
studio sulle misure per la protezione della privacy adottate dai
siti di social networking: il report è la prima valutazione
dell’accordo siglato volontariamente nel 2009 dai maggiori siti
sociali attivi in Ue, tra cui Facebook, MySpace, YouTube, Bebo e
Daily Motion. Con questo accordo 25 aziende si sono impegnate ad
adottare una serie di misure per la protezione dei dati, e la
valutazione complessiva espressa dallo studio è buona, perché le
aziende hanno migliorato le loro policy, anche se molto resta da
fare, secondo la Reding, soprattutto per proteggere i minori.

Ironicamente, nello studio Facebook appare tra le prime aziende del
web in fatto di protezione dei dati personali degli utenti, con
best practice per quanto riguarda il meccanismo che consente di
riferire le violazioni perpetrate sulla sua piattaforma e
restrizioni all’accesso dei minori ad alcuni suoi servizi.
Tuttavia, lo studio risale a dicembre, prima del cambio di
direzione di Facebook, come fa notare la stessa Commissione e il
suo punteggio alto probabilmente non sarà confermato se la sua
policy in fatto di riservatezza prosegue sulla strada intrapresa.
"I profili dei minori devono essere resi privati di default e
le denunce di abusi e violazioni devono ricevere risposta immediata
e adeguata. Internet è oggi essenziale per i nostri bambini ed è
nostra responsabilità renderlo sicuro”, dirà oggi la Reding.