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Prodi: “Italia troppo debole sull’innovazione”

Intervenendo al Festival dell’economia reale di Pisa l’ex premier ha precisato che la recessione si supera “inserendosi nell’economia mondiale con nicchie di produzione specialistiche”

12 Feb 2010

“Abbiamo una debolezza molto significativa nei settori fortemente
innovativi. Siamo l’ottavo Paese industriale mondo, eppure
partecipiamo all’innovazione solo per un decimo di quanto fa, ad
esempio, Israele. È un problema enorme. Si pensi all’innovazione
dei prodotto di massa: non c’è un telefonino inventato o
fabbricato in Italia. Ogni nuovo iPod è un deficit commerciale
futuro”. Lo ha detto l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi
nella sua lectio magistralis sulla competitività dei sistemi
industriali in tempo di crisi tenuta oggi a “Manifutura, festival
dell’economia reale 2010” in corso a Pisa.

Secondo Prodi, l’Italia deve “creare imprese, non
necessariamente grandi, ma in ben inserite in settori molto
specializzati: l’unico modo di uscire stabilmente dalla crisi
è  inserirsi nell’economia mondiale con nicchie di produzione
molto specializzate”. L’ex presidente del Consiglio polemizza
duramente con la politica di innovazione del governo: “Non vedo
politiche governative di coordinamento per l’innovazione. Non
posso nemmeno criticare, perché non si può criticare il nulla. Il
nostro programma di Industria 2015 aveva un orizzonte giusto,
decennale, perché questi processi hanno bisogno di un obiettivo a
lungo termine. Dobbiamo investire nell’aggregazione fra grandi e
piccole imprese, nei centri di ricerca, rendere conveniente la
trasmigrazione fra università, centri di ricerca, sviluppare
tecnologie innovative. Siamo a livello elementare: c’è invece
bisogno di grandi sperimentazioni”.

Secondo Prodi “dobbiamo incentivare la fusione e la
collaborazione fra imprese. Ma anche porre grande attenzione quando
le imprese vengono acquistate dai fondi finanziari. La loro sorte
è quasi sempre segnata: gli obiettivi dei fondi sono a breve,
quelli delle imprese a lungo”.