Professioni giuridiche, chi investe in digitale guadagna di più - CorCom

POLIMI

Professioni giuridiche, chi investe in digitale guadagna di più

Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio Professionisti e innovazione digitale del Politecnico di Milano: “Il 30% degli studi ha compreso di dover arricchire le competenze storiche sul diritto con nuovi skill manageriali e imprenditoriali”

24 Ago 2016

A.S.

“Gli studi che hanno investito in tecnologie risultano avere redditività migliori. Ed è più elevata la presenza di tecnologie a più alto contenuto innovativo presso gli studi con la redditività in aumento. Anche nelle professioni giuridiche chi investe nel digitale guadagna di più“. Lo afferma Claudio Rorato (nella foto), direttore dell’Osservatorio Professionisti e innovazione digitale del Politecnico di Milano. “Esiste una relazione tra redditività e investimento in tecnologia – sottolinea – Il 30% circa degli studi delle cosiddette professioni giuridiche d’impresa, infatti, si sta dimostrando sensibile alle tecnologie rendendo molto più efficienti i processi lavorativi legati ai servizi tradizionali attraverso un uso più intenso delle tecnologie informatiche e digitali. Ciò ha consentito di difendere i loro margini su quel segmento di servizi e anche di accrescerli nel tempo”.

“Il 30% di studi – prosegue Rorato – ha fatto uno sforzo culturale non indifferente, quindi questa percentuale va guardata con occhio positivo proprio per lo sforzo compiuto. E’ risaputo che questi cambiamenti toccano la sfera dei comportamenti, i più difficili da cambiare, soprattutto perché ancorati all’uso del lavoro manuale e all’utilizzo della carta. Questi studi hanno compreso, inoltre, di dover arricchire le loro competenze storiche basate sul diritto, con nuove competenze manageriali e imprenditoriali prima ritenute estranee oppure inutili. Chi ha investito in questi cambiamenti ha cambiato passo e, proprio per questo, va enfatizzato lo sforzo compiuto”.

“Agli interventi volti al recupero di efficienza interna allo studio ha fatto seguito un aumento dell’attività di consulenza – spiega Rorato – Tra i benefici ottenuti ci sono la difesa della marginalità sull’attività tradizionale, il miglioramento della redditività complessiva, la riduzione dei costi del personale dipendente di circa il 50% e un aumento dei compensi per i professionisti di circa il 25%“.