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Ricerca e Innovazione. L’Europa punta sui Kic

L’Eit presenta l’Agenda Strategica per l’Innovazione che fa leva sulle Knowledge and innovation community formate da aziende, università e centri di ricerca per sviluppare modalità efficaci di trasferimento tecnologico in  settori chiave come la sanità e l’istruzione

11 Lug 2011

Creare un nuovo modello di interazione tra ricerca, imprese e
istruzione superiore – il cosiddetto “triangolo della
conoscenza” – per migliorare il tasso di innovazione attraverso
una gestione imprenditoriale ed un migliore coordinamento delle
capacità locali. È questo l’obiettivo dell’Agenda strategica
per l’innovazione europea proposta dall’Eit (Istituto europeo
di innovazione e tecnologia) che identifica le iniziative chiave da
attuare tra il 2014 e il 2020 per promuovere l’imprenditorialità
e l’innovazione in Europa.

E proprio sulla base della proposta dell’Eit – presentata oggi
nella sede italiana della Ue a Roma – la Commissione presenterà,
entro la fine dell’anno, la nuova strategia europea sul tema.
L’Agenda dovrà in seguito essere approvata dal Parlamento
europeo e dal Consiglio.
Perno della strategia elaborata dall'istituto sono i Kic
(kwoledge and innovation community) che riuniscono istituti
d’istruzione superiore di eccellenza, centri di ricerca e imprese
impegnati nello sviluppo di piani di trasferimento tecnologico –
dalla ricerca all’impresa – su settori chiave come la salute,
l’apprendimento, i settori alimentare e manifatturiero, la
sicurezza e la mobilità.

Il modello da seguire sono i tre Kic già operativi che si occupano
di energia sostenibile (Kic InnoEnergy), di cambiamenti climatici
(Climate-Kic) e della società dell’informazione e della
comunicazione (Eit Kic Labs). I Kic lanciano programmi di studio,
master e dottorati di ricerca Eit, progetti di ricerca e
contribuiscono all’istituzione di nuove imprese.

“La Strategic Innovation Agenda è un piano originale che,
guardando alle sfide europee, tenta di trovare modalità efficaci
per gli investimenti di ricerca e innovazione – spiega
Giovanni Colombo, membro del board dell’Eit –
Tra queste, crediamo che sia fondamentale coniugare le capacità di
innovazione locale con la dimensione europea, ma anche globale,
dell’economia. Come? Prima di tutto iniziando a considerare come
un continuum la ricerca, l’innovazione e la produzione. Solo in
questo modo, ovvero integrando i processi, sarà più agevole
potenziare il trasferimento tecnologico”.

Da questo cambio di passo culturale potrà trarre nuova linfa anche
la politica di sostegno pubblico alla ricerca – altro cardine
dell’Agenda dell’Eit – finora eccessivamente frammentata, a
favore di una “maggiore polarizzazione degli interventi” in
settori considerati volàno di mercato.

Un funzione chiave, in questo senso, deve essere svolta dalla
pubblica amministrazione, settore dove si concentra la maggior
parte degli investimenti pubblici, che dovrebbero essere utilizzati
per mettere in partica modelli di innovazione aperta e
co-operativa.

“La sperimentazione e il consolidamento di questi nuovi indirizzi
possono presentare una grande opportunità per l’Italia, che ha
partecipato alla costruzione dell’Eit fin dalle sue fasi
iniziali, e possono guidare le politiche industriali e gli
orientamenti della ricerca e dell’innovazione – sottolinea
Colombo – La sperimentazione di nuovi modelli per l’innovazione
di prodotto e di servizio risulta tanto più importante in un
momento di crisi e di radicale trasformazione del sistema
produttivo e sociale italiano nel quadro della strategia Europa
2020 per una crescita sostenibile, intelligente e inclusiva”.

La Commissione europea ha accolto con grande favore il piano
dell’Eit. Come puntualizza Elisabetta Olivi,
responsabile Settore Politico, Rappresentanza in Italia della
Commissione, “l’Agenda può rappresentare un grande sostegno
alla strategia messa in campo in tema di ricerca e innovazione
nell’ambito di Eu2020”.
Entro al fine dell’anno infatti la Commissione lancerà – anche
sulla base della proposta di Eit – Horizon 2020 il nuovo programma
Ue dedicato a ricerca e innovazione

“Il nuovo programma dovrà supportare l'Ue nelle sfide
globali dei nostri tempi, fornendo a ricercatori ed innovatori gli
strumenti necessari alla realizzazione dei propri progetti e delle
proprie idee – spiega la Olivi – I nuovi fondi dovranno
incentivare la cooperazione transfrontaliera e l'eccellenza,
semplificando le procedure burocratiche e l'accesso alle
risorse”. Per Horizon 2020 la Commissione ha previsto di
investire 80 miliardi di euro dal 2014 al 2020.

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