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Rifiuti, sarà un chip a seguire quelli di Roma

L’iniziativa del Codacons: sensori nelle buste dell’immondizia per verificare il percorso fino alla discarica grazie alla tracciabilità via Gps

04 Mag 2011

Un chip con Gps incorporato da mettere all'interno di buste
dell'immondizia, bottiglie di plastica e cassonetti per
verificare se realmente i rifiuti a Roma seguono il percorso della
raccolta differenziata. Il Codacons si inventa 007 e lancia
un'iniziativa per controllare la tracciabilità dei rifiuti,
minacciando denunce penali in caso di trasgressione da parte
dell'Ama.

L'idea dell'associazione dei consumatori è quella di
inserire dei chip con rilevatori Gps nelle buste con della plastica
e poi gettarle nell'apposito cassonetto; una volta attivato, il
chip invierà degli sms per segnalare la sua posizione che potrà
essere rintracciata attraverso programmi di mappatura tramite
Google Earth.

"Salvo ulteriori proroghe – ha detto Carlo Rienzi, presidente
del Codacons – a giugno dovrebbe entrare in vigore il criterio di
tracciabilità della spazzatura (il Sistri ndr). Nell'attesa
noi metteremo alcuni di questi chip nei contenitori della plastica:
la differenziata dovrebbe andare nell'impianto di Rocca Cencia,
ma se così non fosse renderemo noto dove va a finire, valutando
eventuali responsabilità anche penali".

"Se non ci sarà il corretto smaltimento ci sarebbero numerosi
reati contestati, compresa la truffa aggravata – aggiunge Carlo
Rienzi, precisando che il monitoraggio andrà avanti per 30 giorni,
"per capire se anche la plastica viene raccolta una volta a
settimana".

Intanto, il Codacons ha lanciato una class action contro il Comune
di Roma, per i disservizi della raccolta rifiuti in città, con una
richiesta di risarcimento danni di mille euro per ogni romano.
L'azione è stata annunicata dopo il monitoraggio della
raccolta in diverse zone della Capitale, che secondo
l'associazione avrebbe dato esiti negativi.

Secca replica del consigliere Pdl di Roma Capitale, Federico Rocca:
"Il Codacons paghi l'Ama invece di fare falsi
moralismi".

"Il moralismo del Codacons – dice Rocca – ci lascia un po'
perplessi. A parte il non voler considerare gli sforzi posti in
essere da subito dall'amministrazione e i risultati raggiunti
nella riqualificazione delle periferie, abbandonate purtroppo per
anni a loro stesse, e il sempre maggior decoro assicurato a tutta
la città, diventa difficile accettare lezioni sull'ambiente da
una associazione che, dati alla mano, non ha saldato il pagamento
della tariffa all'Ama per due locali a Roma che ospitano
altrettante sedi dell'associazione, in viale Mazzini e in via
Andreoli".

"Verifiche condotte su questi immobili già dall'ottobre
2010 – spiega il consigliere – e per i quali già sono state
inviate lettere di sollecito dall'Ama proprio per recuperare i
mancati pagamenti. Invece di dare corso a iniziative
propagandistiche, dunque, consiglieremmo al Codacons maggiore
responsabilità e attenzione, magari rinunciando alle polemiche
strumentali a favore di un atteggiamento più costruttivo".