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Riparte negli Usa la spesa IT trainata da server e cloud

Standard and Poor’s stima per il 2010 un balzo del 42% per i profitti delle imprese IT americane. Ma in Europa pesa la crisi finanziaria e il settore stenta a ripartire

21 Lug 2010

Il settore hi-tech è in piena ripresa, perché le aziende hanno
ricominciato a spendere. Almeno negli Stati Uniti, dove sono
ripartiti gli acquisti di computer, la spina dorsale di Internet,
necessari a soddisfare la crescenta domanda di video e servizi
web-based. La necessità di raggiungere clienti e dipendenti
tramite Internet spinge in particolare a comprare nuovi server,
nota il Wall Street Journal, e molte aziende stanno sostituendo le
vecchie macchine, ingrombranti e poco efficienti, con nuovi modelli
che risparmiano energia, hanno processori più potenti e occupano
meno spazio.

A confermare l'andamento positivo negli Usa, dando motivo di
ottimismo agli analisti, sono alcune delle trimestrali pubblicate
nei giorni scorsi. Come quella di Ibm (le vendite dei server sono
cresciute del 30%) o di Intel (vendite dei processori in aumento
del 42%). Va evidenziato, tuttavia, che i progressi maggiori di
Intel si sono verificati negli Stati Uniti, mentre l’Europa ha
accusato una flessione.

La ripresa parte perciò per ora dall’America, patria della
tecnologia per eccellenza. Secondo l’agenzia Standard and
Poor’s, le società appartenenti all’indice di borsa S&P 500
hanno i mezzi per finanziare la spesa in It, visto che la loro
cassa si è elevata a 837 miliardi di dollari. Gli analisti non
esitano a prevedere per il 2010 un boom del 42% dei profitti delle
imprese dell’hitech a stelle e strisce. Quest’anno, negli Usa,
nessun comparto conoscerà una crescita così forte dei risultati
finanziari.

L'incremento del traffico web non è un fenomeno nuovo,
prosegue il WSJ, ma l’acquisto di computer per tenere il passo
con la domanda sta accelerando grazie al miglioramento delle
condizioni economiche. La scorsa settimana, nella sua trimestrale
Google ha riferito che le spese di capitale sono arrivate a 476
milioni di dollari (tra cui acquisto di hardware), più del triplo
di un anno prima.

Ma non tutte le aziende hanno le disponibilità finanziarie di
Google. Ecco dunque il successo dei progetti in outsourcing e del
cloud computing che abbatte gli investimenti necessari per
usufruire di una serie di servizi. Idc prevede che la spesa in
questo settore, pari a 16,5 miliardi di dollari nel 2009, crescerà
del 27% l’anno fino a tutto il 2014 e il numero di server
utilizzati per applicazioni cloud triplicherà a 1,35 milioni nello
stesso periodo. Un nuovo fattore che alimenta il boom dei server, a
beneficio di grandi e piccoli fornitori.

Le zone d’ombra di questo “risanamento” sono legate alle
possibili conseguenze della crisi delle finanze pubbliche in Europa
e ai piani di austerità varati dai governi, conclude Italia Oggi,
mentre alte aspettative sono concentrate sulla Cina e sulla sua
capacità di spesa, visto il ruolo centrale ormai assunto dal
colosso asiatico in vari ambiti dell’economia. Gartner, però,
smorza gli entusiasmi: poiché gli investimenti del settore
pubblico diminuiranno, la società di ricerche ha rivisto al
ribasso di 1,4 punti nel 2010 le spese globali in tecnologie
dell’informazione.