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Security, la carica dei botnet. Microsoft: “Una tassa per debellarli”

Redmond propone un’imposta sull’utilizzo di Internet per “ripulire” i Pc e “pagare” la quarantena. Il responsabile della sicurezza Cheney: “Il malware è come le infezioni nell’uomo. La risposta richiede strategie “sociali”: dalle campagne di prevenzione all’isolamento delle macchine infettate”

05 Mar 2010

Come contrastare gli hacker, sempre più abili e agguerriti
nell’attaccare i computer di tutto il mondo per rubare preziosi
dati personali? Il security chief della Microsoft ha un
suggerimento: una tassa sull’uso di Internet per ripulire le
macchine infette e pagare l’ispezione e la quarantena. E’
comprensibile che la Microsoft sia sensibile al problema: la
maggior parte dei Pc presi d’assalto dagli hacker gira su sistema
operativo Windows e l’azienda ha investito milioni di dollari per
cercare di combattere la piaga del cybercrimine.

Parlando alla Rsa security conference di San Francisco, il
Corporate vice president for trustworthy computing della Microsoft,
Scott Charney, ha detto che l’industria della tecnologia deve
concentrarsi su "soluzioni più sociali". In pratica
strategie non più affidate ai singoli individui, o alle singole
aziende, ma che abbraccino l’intera comunità di utenti.
"Possiamo prendere come modello il sistema sanitario", ha
spiegato Charney: “contro le malattie, infatti, si attuano
programmi di informazione e prevenzione, ma anche campagne
nazionali di vaccinazione e isolamento dei malati”. Lo stesso
sistema potrebbe funzionare nella lotta ai virus dei computer.
Quando un utente di Pc permette al malware di insinuarsi sulla
macchina "non solo fa entrare la ‘malattia’ sul suo
computer, ma contamina tutte le persone con cui ha contatti”, ha
continuato Charney.

Lasciare che siano gli Internet service provider ad assumere la
guida nella lotta al malware pone tuttavia il problema del costo:
se gli Isp devono occuparsi anche della quarantena e
dell’eliminazione del codice maligno dalle macchine l’impegno
diventerebbe gravoso, addirittura proibitivo, secondo Danny
McPherson, chief research officer di Arbor Networks. "Gli Isp
non hanno incentivi a occuparsi del problema oggi”.

Chi dovrebbe pagare il conto, dunque? "Forse i mercati
troveranno una soluzione, ma ancor più semplice sarebbe pensare a
una tassa sull’utilizzo di Internet", ha ipotizzato Charney.
"Potrebbe essere posta come questione di pubblica sicurezza,
inserendola tra le tasse usuali”. Secondo la Microsoft, ci sono
3,8 milioni di computer infettati da botnet nel mondo, di cui 1
milione negli Stati Uniti. Questi Pc cadono preda di hacker che
rubano informazioni sensibili e spediscono spam. Non solo: il
sistema delle botnet può essere il trampolino di lancio di
attacchi Ddos (distributed denial-of-service): nel 2008 sono
partiti così 190.000 di questi assalti che fanno collassare i
sistemi.

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