Google è straordinariamente bravo a capire cosa volessimo scrivere quando digitiamo male una query. Eppure, come osserva Viktor Mayer-Schönberger, Professore di Internet Governance and Regulation presso l’Oxford University’s Internet Institute, sul blog del Fondo Monteario Internazionale, non si tratta di un colpo di genio istantaneo o di un’intuizione “magica”: il punto è che la qualità della risposta nasce dalla quantità e dalla pertinenza dell’esperienza accumulata. Nel caso del motore di ricerca, quell’esperienza è stata costruita nel tempo, addestrando il sistema su un’enorme massa di errori reali commessi dagli utenti.
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Senza accesso ai dati, l’AI rischia di spegnere l’innovazione. Ecco perché
Dalla correzione automatica delle ricerche alle nuove capacità di calcolo, il digitale vive un circolo che premia chi possiede più informazioni e strumenti per sfruttarle. Una via d’uscita possibile – secondo Viktor Mayer-Schönberger, professore presso Oxford University’s Internet Institute – passa da regole che rendano disponibili risorse non personali e incentivino l’uso intelligente, riattivando concorrenza e creatività economica

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