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Sicurezza, italiani disattenti. Uno su tre derubato dell’account

Cpp Italia: il 30% di utenti è stato vittima di furto di identità digitale su posta elettronica e social network. Danni economici fino a 5mila euro

22 Lug 2011

Il 16% degli utenti internet ha subito almeno una volta la
violazione dell’accesso ai vari servizi internet, subendone nel
35% dei casi un danno. Secondo un’indagine sui comportamenti
degli utenti internet condotta da Cpp Italia, filiale della
multinazionale inglese specializzata nella tutela della sicurezza
dei dati personali e nella protezione delle carte di credito, il
30% degli intervistati ha lamentato l’uso fraudolento
dell’account di posta elettronica, Messenger (o altre web chat) o
del proprio social network.

Il 2% ha subito danni economici limitati a 100 euro, mentre per 3
intervistati su 100 i danni sono stati contenuti entro i mille
euro. Tra i mille e i 5 mila euro sono stati i danni economici per
il 2% degli utenti internet, mentre solo l’1% ha subito danni
superiori ai 5 mila euro.

Secondo l’indagine, il 42% degli utenti internet intervistati non
modifica mai, a meno che non sia obbligato a farlo, le password di
accesso ai servizi email e home banking, mentre l’11% lo fa a
cadenza annuale o piu’ lunga. Comportamenti che ”possono
favorire, almeno in parte, la violazione dei propri account
internet”.

A mostrare una maggiore consapevolezza dei pericoli che si possono
correre navigando in Internet è il 17% degli intervistati che
modifica le proprie password una volta al mese. Il 18% cambia i
codici di accesso ai servizi internet utilizzati almeno ogni tre
mesi, mentre il 12% lo fa due volte l’anno.

Proseguendo l’esame dei risultati della ricerca si nota come il
14% degli intervistati utilizzi una sola password per tutti i tipi
di accessi a internet, dall’home banking ai social network,
mentre il 13% ne usa due: una per gli accessi ai servizi finanziari
e un’altra per social network e i servizi per il ”tempo
libero”. Infine, il 31% degli intervistati rivela la propria
password a terze persone, soprattutto a moglie (25%) e figli (8%).