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SMART CITY. (R)innovazione: le tecnologie che rendono più social le città

21 Mar 2011

La riqualificazione degli spazi pubblici urbani passa attraverso le
nuove tecnologie. Le esperienze realizzate nell’ultimo decennio
in Europa rappresentano al meglio l’importanza dell’elemento
tecnologico nella rinascita di quegli spazi comuni andati in crisi
negli ultimi anni con il diffuso sviluppo di zone residenziali
lontane dai centri storici.
L’evoluzione degli strumenti di tlc e del loro rapporto con la
pianificazione urbana, carico di effetti decisivi per la
vivibilità, il risparmio energetico, la sicurezza e la
partecipazione dei cittadini si accompagnano al progressivo cambio
di funzione degli spazi pubblici che fanno segnare, in Europa come
negli Usa, un graduale ritorno alla loro tradizionale centralità
in grado di farne elementi propulsori per la nascita di nuove forme
di socialità per i cittadini. Se è vero che da questi ultimi
parte la richiesta di adattare vie e piazze agli standard
tecnologici più avanzati per favorire una migliore fruizione degli
spazi e una più ampia partecipazione dei cittadini alle scelte
amministrative, tocca alle autorità pubbliche realizzare strategie
e interventi per dare concretezza ad una visione che contribuisce a
rimettere i centri storici al centro dei processi urbani e per
contrastare l’avanzata delle periferie.
Gli interventi di rigenerazione urbana lanciati negli ultimi anni
da città europee come Londra, Barcellona, Parigi, Berlino,
Stoccolma e Cracovia mostrano l’importanza degli spazi pubblici
nell’affrontare le principali sfide della tutela ambientale,della
qualità della vita e della coesione sociale. L’installazione di
reti wi-fi pubbliche e gratuite, come realizzato dalla capitale
tedesca con antenne impiantate sui semafori nelle zone più
centrali, o la realizzazione di centri culturali e di innovazione,
sulla scorta di quanto promosso a Stoccolma e a Malmö,
rappresentano necessari elementi di completamento all’azione di
rilancio dei centri cittadini.
Questo nuovo approccio urbano si fa strada con lentezza anche in
Italia ed altri paesi dell’Europa meridionale, soprattutto ad
opera di amministratori locali più attenti al tema e in centri
urbani che ancora conservano centri storici o spazi
tradizionalmente adibiti all’incontro.
L’avanzare dei processi di mondializzazione, che uniformano stili
di vita e di consumo, fa da un lato sentire nelle città i suoi
effetti negativi, con la diffusione di modelli urbanistici
omologati che tengono più conto delle esigenze edilizie e
commerciali che di quelle legate alla vivibilità e alla
condivisione degli spazi, ma favorisce anche la condivisione di
esperienze positive e di approcci innovativi all’utilizzo urbano
delle nuove tecnologie.
Anche in questo campo, la nuova avanzata degli spazi pubblici sui
“non luoghi” urbani si avverte in maniera chiara soprattutto
nei centri di medie e grandi dimensioni. Mentre in precedenza erano
soprattutto aeroporti, centri commerciali e altre strutture
tradizionalmente senza identità ad ospitare le prime innovazioni
in tema di wi-fi, a uso e consumo di una clientela business, la
progressiva espansione di questi sistemi tecnologici ha favorito
una democratizzazione degli spazi pubblici, sempre più smart e
aperti sul piano partecipativo.
Emblematico è il caso di Barcellona, che ha arricchito il suo
percorso di sperimentazione di pratiche di partecipazione con la
realizzazione di una rete di accesso pubblico e gratuito ad
internet attraverso il wi-fi che si integra ad innovative azioni di
partecipazione, finalizzate ad allargare i processi decisionali a
nuovi attori. Sulla scia di quanto realizzato già a fine anni
’80 dal sindaco Pasqual Maragall, che avviò una serie di
incontri in tutti i quartieri per preparare gli abitanti ai grandi
cambiamenti urbani intervenuti in vista dei Giochi Olimpici del
’92, allo stesso modo la capitale della Catalogna ha accompagnato
la predisposizione di 250 hotspot Wi-fi alla realizzazione del
progetto Memoria Virtual, che ha favorito un’opera di
alfabetizzazione digitale per centinaia di anziani da parte di
studenti di scuole secondarie, così da coinvolgere tutte le fasce
della popolazione nel piano di innovazione tecnologica urbana.
L’innovazione diventa così strumento di inclusione, capace al
contempo di ridurre il digital divide presente tra diversi settori
di residenti in uno stesso contesto urbano e di favorire la
trasformazione dello spazio pubblico in luogo di identificazione e
di contatto fra gli abitanti. Questi nuovi fattori rendono piazze e
strade cittadine luoghi polivalenti, da riqualificare attraverso
logiche che rendano tali spazi più accessibili e sostenibili sul
piano ambientale, economico e sociale.
Simone d’Antonio
(Cittalia Fondazione ANCI Ricerche)

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