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Spid, Poggiani: “10 milioni di utenti attivi entro il 2016”

Il direttore dell’Agenzia per l’Italia digitale: “Abbiamo obiettivi sfidanti e dobbiamo integrare in corsa sistemi diversi. E’ complicato, ma sono ottimista. Con la profilazione degli utenti nasceranno servizi personalizzati”

Pubblicato il 29 Gen 2015

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Spid, Poggiani: “10 milioni di utenti attivi entro il 2016”

“Il lavoro su cui è impegnata l’Agid negli ultimi mesi è di integrare il sistema pubblico per l’identità digitale a tutti i sistemi già esistenti sul territorio nazionale, nati dall’iniziativa delle singole amministrazioni locali e dalli privati, oltre che all’anagrafe, e programmare la profilazione. In questo modo sarà possibile aprire un canale di comunicazione diretto con tutti i cittadini, anche con i non addetti ai lavori, per rendere chiari quali sono i vantaggi dell’identità digitale nella vita quotidiana”.

Così Alessandra Poggiani, direttore dell’Agenzia per l’Italia digitale, ha sintetizzato questa mattina a Roma durante il convegno “Identità digitale: i progetti istituzionali e le iniziative aziendali” lo stato della realizzazione dello Spid, il sistema pubblico di Identità digitale.

“Lo scopo – sottolinea il direttore Agid – è di utilizzare l’identità digitale come chiave d’accesso ai servizi pubblici e privati, con credenziali uniche, per arrivare a mettere a disposizione servizi che oggi sono oggi analogici, e richiedono file, quindi fatica, perdite di tempo e di denaro, e sono in generale meno raggiungibili e usabili per i cittadini e le imprese. E’ un’operazione complicata perché fatta in corsa: le origini dei sistemi che stiamo integrando non sono le stesse, e abbiamo un obiettivo sfidante: raggiungere i 10 milioni di utenti attivi entro il 2016. Per riuscirci dobbiamo rendere il sistema conveniente: oltre a essere semplice e immediato, deve offrire servizi che vengono utilizzati tutti i giorni. Seppur con fatica lo stiamo portando avanti velocemente rispetto ai tempi a cui siamo abituati nella PA”.

Un percorso che si è rivelato in questi mesi denso di ostacoli: “Riuscire a integrare i sistemi di identità digitale esistenti è un obiettivo-Paese fondamentale, e io sono ottimista – prosegue Poggiani – Si è trattato di prendere in considerazione tutte le attività di progetto che erano già in campo, e riprogettare tutto pensando all’utente finale, immaginando il processo, il servizio è l’interfaccia dal punto di vista dei destinatari. Non è stato semplice – spiega – rispetto alla cultura media che c’è nella PA: servirebbe più collaborazione tra chi si occupa dell’ingegneristica, della sicurezza, e dei vari aspetti del percorso. L’obiettivo è che i servizi siano utilizzati. Se non lo saranno il nostro sforzo non sarà servito a niente. Per arrivarci bisogna combinare nel modo migliore quattro variabili: sicurezza, usabilità, risorse e tempo”.

Quanto al coinvolgimento dei privati come identity provider, la posizione di Alessandra Poggiani è netta: “Non si può chiedere all’istituzione quale sia il business model. Capire quale sia il business model è il compito principale dei privati. Quello che posso dire è che nel caso dello Spid gli ingredienti per dare via a un business model interessante ci sono tutti. Si possono individuare linee di ricavo, e se gli identity provider lavorano bene si troveranno a gestire 10 milioni di persone che accedono a servizi: non è un valore da poco, anche se magari non rappresenta un income diretto”.

Infine il direttore di Agid si sofferma sulla possibile profilazione dei servizi: “Integrare nel servizio i dati delle anagrafi comunali sarà fondamentale, e sarà molto utile per offrire servizi personalizzati: probabilmente più semplice per le grandi realtà già più propense al digitale, meno per i piccoli centri. Ma su questo sarà utile il ruolo di coordinamento delle Regioni. E’ fondamentale capire che siamo di fronte a un’opportunità e non a una minaccia. Bisognerà rinunciare ad alcune abitudini, abbracciandone di nuove: ma non è detto che siano peggiori”.

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