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IL REPORT

Startup a ruba anche nelle Pmi, vince il modello open innovation

Sono 7635 le aziende che investono in imprese ad alto contenuto tecnologico: in pole le piccole che si attestano a quota 4363 (+22%). Le medie sono 588 (+20%). La fotografia scattata dal terzo Osservatorio promosso da Assolombarda, Italia Startup e Smau

15 Ott 2018

F. Me

In Italia scatta l’ora dell’open innovation. La fotografia è scattata dal terzo Osservatorio sui modelli italiani di Open Innovation e di Corporate Venture Capital (Cvc), promosso da Assolombarda, Italia Startup e Smau e basato sui dati degli archivi del Cerved. Per la prima volta, quest’anno, l’iniziativa è supportata per la prima volta da Confindustria e da Piccola Industria Confindustria.

Entrando nel dettaglio dei numeri, la ricerca evidenzia come l’’Open Innovation si stia sempre più affermando come modalità di collaborazione strutturata tra startup e imprese: sono 2.329 le startup innovative nel portafoglio di 7.635 investitori in Corporate Venture Capital (+2.504 imprese in due anni), ovvero il 24,3% del totale delle startup iscritte al registro delle imprese innovative (9.285).

Dato corroborato da un’analisi svolta per la prima volta dall’Osservatorio, da cui risulta che il Corporate Venture Capital incide sul giro di affari complessivo delle startup innovative (pari a 1.2 miliardi di euro), per il 41%, cioè per 492 mln di euro (elaborazioni Cerved su dati Mise).

“I rapporti tra imprese e startup si articolano in una molteplicità di forme, coinvolgono spesso attori intermedi, dai fornitori evoluti delle imprese, ad acceleratori, incubatori e facilitatori- commenta Pierantonio Macola, Presidente di Smau – Dalla semplice alleanza commerciale, fino alla partecipazione nel capitale della startup, i vantaggi sono formidabili da ambo le parti: per la startup una vitale accelerazione nel processo di sviluppo e affermazione del proprio prodotto o servizio, per l’impresa una imprescindibile provvista di innovazione che consente di rinnovare e riaffermare il proprio ruolo sui mercati in tempi e modalità compatibili con l’attuale contesto competitivo”.

Una dinamica che non coinvolge più solamente le grandi imprese (408), ma anche e soprattutto le piccole (4.363) e medie (588) con tassi di crescita importanti. Nell’ultimo anno le piccole imprese che investono in startup registrano un +22%, +20% le medie imprese, +17% le grandi imprese. Una collaborazione che conferma il suo trend di fenomeno extraregionale – il 62% dei soci corporate investe in startup di regioni diverse dalla propria –  ed extrasettoriale: il 90% dei soci corporate investe in startup di settori diversi dal proprio, a dimostrazione di come la partnership con la startup sia fondamentale per le imprese per diversificare il business e completare l’offerta di soluzioni e servizi con prodotti altamente innovativi e pronti per il mercato.

Se per le imprese la collaborazione con la startup risulta vincente, sia dal punto di vista economico  – le principali voci di conto economico delle imprese che investono in Cvc sono superiori rispetto alle altre imprese – sia per la complementarietà dei servizi che la startup offre, anche per la startup la partecipazione di un Cvc è un boost importante per accrescere il proprio fatturato. Il fatturato medio delle startup partecipate da un Cvc è infatti maggiore rispetto alle startup i cui soci sono persone fisiche o operatori specializzati: si parla di 244.000  euro delle startup partecipate da un Cvc rispetto ai 150.000 euro delle startup partecipate da persone fisiche e 173.000 euro delle startup partecipate da operatori specializzati.

Inoltre, la metà delle startup (49%) partecipate da un investitore Cvc ha un Mol positivo e solo il 2,7% delle startup partecipate da un Cvc è uscita dal mercato.

“La terza edizione dell’Osservatorio conferma un trend importante in atto nel nostro Paese, di un fenomeno che per primi abbiamo iniziato a monitorare tre anni fa – dichiara Alvise Biffi, delegato Piccola Industria Confindustria per le Startup e membro del Consiglio generale Assolombarda– le imprese italiane credono nell’innovazione portata dalle startup e investono in modo crescente sia sotto l’aspetto finanziario sia soprattutto in logica industriale, per costruire nuovi modelli di business che aiutino la competitività loro e del sistema industriale italiano. L’auspicio è che il Governo comprenda la rilevanza e il valore strategico di questa tipologia di investimento, sostenendone la crescita con gli opportuni provvedimenti in occasione della Legge di Bilancio”.

“Siamo piacevolmente sorpresi dai dati presentati in questa terza edizione dell’Osservatorio Open Innovation e Corporate Venture Capital. Dati che evidenziano come i ricavi delle nostre startup incidano sempre di più sulla nostra economia – raggiungendo 1.2 miliardi di euro – e come una fetta importante dei ricavi sia prodotto da startup partecipate da CVC (41%) – spiega Angelo Coletta, Presidente di Italia Startup – Del resto come gli stessi dati evidenziano, le startup supportate da un investitore corporate, che spesso accompagna gli investitori istituzionali (business angels e VC), generano in media più fatturato e un valore aggiunto più alto rispetto alle altre startup innovative e sono soggette a tassi di mortalità inferiori rispetto alle altre realtà, anche grazie ad una maggiore vicinanza al mercato che l’investitore corporate garantisce alla startup”.

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