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Telecom Italia, la svolta di Recchi e Patuano

Puntare su Oi in Brasile e Metroweb in Italia significa voler uscire dall’incertezza che ha segnato i sette anni dell’influenza paralizzante di Telefonica sulla società. Ma soltanto il futuro potrà dire se è una decisione vincente

01 Dic 2014

Gildo Campesato

La scelta di Telecom di puntare su Oi in Brasile e Metroweb in Italia segna la volontà di uscire dall’incertezza strategica che dura da sette anni segnati dalla influenza paralizzante di Telefonica nell’azionariato.

Non a caso Patuano e Recchi ripetono che ora Telecom Italia è una vera public company (se così, forse andrebbe rivisto anche lo statuto. I due manager si muovono in coppia su entrambi i dossier, quasi a smentire le voci di dissapori. Le scelte appaiono coraggiose e proiettate al futuro, ma non sarà facile raggiungere i risultati auspicati.

Sfumata Gvt, Oi è l’ultima carta per offrire in Brasile il bundle fisso-mobile. Ma sono incerte le reazioni delle autorità regolatorie e politiche al merger, pesano divisioni e guai finanziari dell’azionariato Oi nonché una difficile situazione debitoria e di mercato.

Problemi politici (già emersi) e di antitrust (l’ok sarà condizionato da molti paletti) li solleva anche l’acquisizione di Metroweb. La sfida con Vodafone (che in realtà sogna sempre Fastweb) ne lieviterà il prezzo. Il take over è stato spiegato da TI con la volontà di accelerare sulle reti a banda ultralarga ben oltre la frontiera Fttc, sinora principale traguardo di Telecom. Ma Metroweb significa fibra solo a Milano e Bologna. Per il resto si tratterà di investire. Fare a metà dei costi con Cdp è ipotesi ovviamente entusiasmante.

A sua volta, la Cdp di Franco Bassanini sarà socio ingombrante. Anche perché deve arrivare il via libera dal governo che ha appena presentato un piano molto ambizioso per l’intera Italia: la concorrenza infrastrutturale accelera gli investimenti nelle aree ricche, ma sottovaluta le altre. E il governo non ha alcuna intenzione di separare ricchi e poveri. Mette sul piatto molti soldi, ma vuole dettare le condizioni.

Telecom dovrà spingere gli investimenti in Italia (dimostrandolo coi fatti) e trovare risorse per le acquisizioni. La vendita delle torri brasiliane non basta. Bisognerà convincere i mercati che l’aumento di capitale non serve. O proporne uno di particolarmente potabile. Il dado, comunque, è tratto. E questa è già una forte rottura col passato. Se Recchi e Patuano faranno uscire i numeri vincenti, lo dirà il prossimo futuro.

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