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IN PARLAMENTO

Telelavoro, i partiti stringono sulla nuova legge

Il provvedimento sarà depositato a metà gennaio alla Camera. La proposta a firma di Alessia Mosca (Pd), Barbara Saltamartini (Ncd) e Irene Tinagli (Sc) mira ad aggiornare le norme

13 Dic 2013

Federica Meta

Lavorare da casa quando fa più comodo: saltuariamente, 2 giorni a settimana, 1 pomeriggio a settimana a parità di trattamento economico, ovviamente in accordo con l’azienda e il team di lavoro. E’ quanto prevede una proposta di legge bipartisan sullo smart work, a firma di Alessia Mosca (Pd), Barbara Saltamartini (Ncd) e Irene Tinagli (Sc), che verrà depositata alla Camera a metà gennaio 2014.

“La proposta non mira solo a diffondere più tecnologia ma soprattutto a stimolare nuove modalità organizzative nelle aziende – spiega Alessia Mosca – Sono molte le ricerche, non ultima quella dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che documentano un aumento della produttività in seguito a una maggiore flessibilità dell’organizzazione del lavoro. Per quanto riguarda la conciliazione, invece, i benefici sono evidenti. Aggiungo solo che attraverso questa “attualizzazione” del telelavoro, chiunque può usufruirne anche per poche ore al giorno o alcuni giorni alla settimana: viene meno la figura del “telelavoratore” e il focus si sposta sullo strumento in sé, che diventa fruibile a qualunque lavoratore che svolga mansioni che lo permettano. In questo modo, l’esigenza di conciliare famiglia e lavoro non è più solo (o in gran parte) femminile ma può essere più equamente ripartita (e facilmente soddisfatta) per entrambi i generi”.

Tra i punti salienti della proposta il fatto che “il datore di lavoro deve adottare misure atte a garantire la protezione dei dati utilizzati ed elaborati dal lavoratore che svolge la propria prestazione lavorativa in regime di smart working”, si legge nel testo del provvedimento. Il lavoratore che svolge la propria prestazione lavorativa in regime di smart working, dal canto suo, sarà tenuto a custodire “con diligenza tutte le informazioni aziendali ricevute tramite le apparecchiature telematiche messe a disposizione dall’azienda; l’obbligo si estende anche alle apparecchiature telematiche, che devono essere custodite in modo tale da evitare il loro danneggiamento o smarrimento”.

“Certo, è necessario un cambio di mentalità radicale – avverte Mosca – Tutto funziona solo se tra dipendente e azienda si stabilisce un patto di ferro basato sulla fiducia reciproca e sulla valutazione non tanto di quanto si sta in ufficio ma dei risultati che ciascuno è in grado di garantire”.

Per Barbara Saltamartini ad avvantaggiarsi delle nuove norme sarebbero soprattutto “le imprese, con uffici più piccoli in condivisione che potranno ridurre i costi mentre chi lavora riuscirà ad avere un po’ di flessibilità anche a proprio vantaggio”.

Irene Tinagli di Scelta civica pone l’accento su una questione cruciale. “La crisi non sia un alibi per rimandare le innovazioni in materia di lavoro — dice Tinagli —. Al contrario, questo è il momento di agire perché attraverso lo smar twork le nostre aziende sarebbero più competitive”.

Secondo un’indagine del Politecnico di Milano, lo smart work garantirebbe un aumento della produttività del 5,5%. Il che assicurerebbe una maggiore ricchezza per 27 miliardi. A cui bisognerebbe aggiungere 10 miliardi di costi in meno, principalmente determinati da spazi aziendali ridotti.

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